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Lettera di introduzione di Vassula



Cari lettori de La Vera Vita in Dio,

 

 

 

dall’anno 2000 ho avuto l’onore di potere comunicare con Sua Eminenza il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

 

Il 6 luglio 2000 gli ho presentato la richiesta di sottoporre i miei scritti ad un più ampio studio da parte della stessa Congregazione e che mi fosse data l’opportunità di rispondere alle riserve espresse nella Notificazione del 6 ottobre 1995.

 

Sua Eminenza gentilmente mi ha assicurato questa opportunità e, per mezzo del Padre Prospero Grech OSA, mi ha presentato una lettera datata 4 aprile 2002 contenente cinque domande a cui rispondere. Le mie risposte sono state quindi presentate alla Congregazione per la Dottrina della Fede in data 26 giugno 2002.

 

Il cardinale Ratzinger mi ha ora chiesto di pubblicare le domande con le mie risposte e sono lieta di farvene parte come attestazione della mia posizione ufficiale.

 

Io prego affinché la pubblicazione di questo documento possa essere utile per un dialogo di verità e amore, tanto importante non solo per l’ecumenismo, ma anche per rendere fruttuose nella Chiesa le grazie di Dio.

 

Che il Signore vi benedica,

Vassula

 

Roma, 30 marzo 2003.

 

 


 

Corrispondenza con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

 

Collegio S.ta Monica,

Roma

 

4 aprile 2002.

 

Gentile signora Ryden,

 

il 6 luglio 2000 Lei ha indirizzato una lettera a S. E. il cardinale Ratzinger relativamente alla “Notificazione” della Congregazione per la Dottrina della Fede riguardo ai suoi scritti. Sua Eminenza ha preso nota della sua lettera e, unitamente ai suoi collaboratori, ha deciso di darLe l’opportunità di chiarire il significato di alcune affermazioni contenute nelle Sue pubblicazioni. A questo scopo io sono stato delegato a contattarLa personalmente tanto verbalmente, quanto per iscritto, in modo che la Congregazione possa avere una più chiara idea della esatta interpretazione di queste affermazioni.

 

Vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio che, non appartenendo alla Chiesa Cattolica Romana, Lei non cade sotto la giurisdizione della Congregazione e la Sua non è una censura personale. Tuttavia, poiché molti cattolici seguono “La Vera Vita in Dio”, anche essi hanno il diritto di sapere come si possono inquadrare i punti della dottrina e della pratica affrontati nei Suoi scritti. Noi siamo pure coscienti delle Sue opere di carità, dei Suoi sforzi per condurre tutti i cristiani verso l’unità con il Vescovo di Roma, della Sua grande devozione alla Beata Vergine Maria, della Sua presentazione di Dio come Dio di amore anche ai non cristiani e della Sua avversione al razionalismo e alla corruzione tra i cristiani. Anche le Sue più recenti opere sembrano aver messo da parte alcune espressioni ambigue contenute nei Suoi primi libri.

 

Nonostante questo, Le sarei grato se potesse rispondere, nel modo più chiaro possibile, ad alcune domande per aiutare la Congregazione ad ottenere una più chiara visione di ciò che Lei sta facendo.

 

1)   Lei sa molto bene che, tanto per i Cattolici, quanto per gli Ortodossi, c’è una sola rivelazione, quella di Dio in Gesù Cristo, che è contenuta nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Nella Chiesa Cattolica anche le rivelazioni “private”, come quelle di Lourdes e Fatima, benché accolte seriamente, non costituiscono materia di fede. In quale senso, quindi, Lei considera i suoi scritti come rivelazioni e come ritiene debbano essere accettati dai Suoi ascoltatori e lettori?

 

2)   Lei appartiene alla Chiesa Ortodossa e spesso esorta preti e vescovi di questa fede a riconoscere il Papa e a fare la pace con la Chiesa di Roma. Per questo, purtroppo Lei non viene bene accolta in alcuni paesi della Sua stessa confessione. Perché ha intrapreso questa missione? Quale è la sua idea del Vescovo di Roma e come prevede il futuro della unità dei cristiani? A volte, nel leggere i Suoi scritti, si ha l’impressione che Lei si collochi al di sopra di tutt’e due le Chiese, senza essere impegnata in alcuna di esse. Per esempio sembra che Lei riceva la S. Comunione tanto nella Chiesa Cattolica, quanto in quella Ortodossa, ma per quanto riguarda la sua posizione coniugale, segue il costume della “oikonomea”. Come ho già detto, queste osservazioni non intendono fare alcuna censura personale, dato che noi non abbiamo il diritto di giudicare la Sua coscienza, ma Lei comprende la nostra preoccupazione concernente i cattolici che La seguono che potrebbero interpretare questi atteggiamenti in maniera relativistica ed essere tentati di non tenere conto della disciplina della loro Chiesa.

 

3)   Nei Suoi primi scritti, come osservato nella “Notificazione”, si riscontrano alcune confusioni della terminologia riguardante le Persone della Santa Trinità. Noi siamo certi che Lei segue l’insegnamento della Sua Chiesa. Potrebbe aiutarci a chiarire queste espressioni? Quando si tratta di materia di fede, non sarebbe utile seguire la terminologia ufficiale dei catechismi per evitare confusioni nella mente dei lettori de La Vera Vita in Dio?

 

4)    Vi sono pure alcune difficoltà riguardo la protologia e l’escatologia. In che senso un’anima ha avuto una “visione di Dio” prima di esser infusa nel corpo? E come vede Lei collocata la Nuova Pentecoste nella storia della salvezza in relazione alla parusia e alla risurrezione dei morti?

 

5)   Quale è la reale identità del movimento de La Vera Vita in Dio e che cosa richiede ai suoi seguaci? Come è strutturato?

 

Gentile signora Ryden, ci spiace disturbarLa facendoLe queste domande e Lei può essere certa che noi apprezziamo le Sue buone opere e intenzioni. Tuttavia, in risposta alla Sua lettera indirizzata al Cardinale Ratzinger, abbiamo ritenuto nostro dovere chiarire alcuni punti ambigui nei Suoi scritti che potrebbero esserle sfuggiti. Dobbiamo fare questo per i Suoi lettori cattolici che potrebbero sperimentare un conflitto di coscienza nel seguire i Suoi scritti. Voglia rispondere con comodo; sarebbe meglio se Lei potesse incontrarci e avere alcune conversazioni informali prima di cominciare a scrivere. Preghi che lo Spirito Santo possa illuminarla e consulti qualsiasi direttore spirituale o teologo di cui abbia fiducia.

 

Siamo certi che le nostre domande La aiuteranno anche a comprendere le più profonde implicazioni dei Suoi scritti per renderli più accettabili tanto ai Cattolici, quanto agli Ortodossi. Io sarò personalmente a Sua disposizione per chiarire il loro senso.

 

Sua Eminenza Le invia i suoi omaggi e confida che Lei fornirà una risposta soddisfacente alle sue richieste per facilitare i suo compito.

 

 

Sinceramente in Cristo,

Padre. Prosper Grech, OSA

Consultore della Congregazione.

 


Vassula Ryden

Roma

 

21 marzo 2003

 

Reverendissimo Padre. Prospero Grech OSA.

Collegio Santa Monica

Roma

 

 

Risposta di Vassula alla lettera di Padre Prospero Grech, datata 4 aprile 2002, scritta per conto di Sua Eminenza il cardinale Joseph Ratzinger prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede.

 

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Reverendo Padre Prospero Grech,

 

 

anzitutto desidero ringraziarLa per avermi dato la opportunità di rispondere alle domande riguardati i miei scritti e alla mia attività, domande espresse molto rispettosamente nella Sua lettera del 4 aprile 2002 che riprendono i punti di critica contenute nella “Notificazione” del 1995.

 

Sono cosciente del compito e delle responsabilità che gravano sulla Sua santa Congregazione di “mettere alla prova le ispirazioni per saggiare se vengono veramente da Dio”[1]. In un certo modo, durante questi anni, ho un po’ compreso la complessità di questo compito di discernimento e quanto esso sia delicato; io stessa ho incontrato sul mio cammino molte persone che mi avevano avvicinato asserendo di avere avuto simili esperienze nelle cose divine e volevamo mescolarle con le mie. Per prudenza e per ragioni di responsabilità, ho stabilito, come principio, di non tenerne conto. Quindi apprezzo davvero l’importanza del Suo compito di proteggere i fedeli da ogni danno e mantenere la fede pura da esperienze non autentiche, ma ugualmente salvaguardare i veri carismi di cui potrebbe beneficare la Chiesa.

 

Le sono anche grata per avermi data l’opportunità di chiarire e far luce su certe espressioni che potrebbero apparire non chiare, essendo scritte in linguaggio figurato, o poetico, o simbolico. Sono ugualmente cosciente che il mio parlare a cristiani cattolici, benché io sia ortodossa, non è usuale, con il pericolo che possa essere visto come un disordine. Io, invece, umilmente desidero che questo sia il mio piccolo contributo al risanamento del dissenso tra fratelli cristiani. Così risponderò quanto meglio potrò, in completa onestà e lucidità, alle domande che Lei ha voluto benignamente presentarmi, rassicurata anche dalla Sua generosità, buona volontà e comprensione nei confronti delle mie limitatezze nell’esprimere l’intero panorama contenuto dei dodici volumi dell’opera intitolata La Vera Vita in Dio.[2]

 

 

 

Domanda n° 1 – Relazione tra La Vera Vita in Dio e la Rivelazione.

 

Lei sa molto bene che, tanto per i Cattolici, quanto per gli Ortodossi, c’è una sola rivelazione, quella di Dio in Gesù Cristo, che è contenuta nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Nella Chiesa Cattolica anche le rivelazioni “private”, come quelle di Lourdes e Fatima, benché accolte seriamente, non costituiscono materia di fede. In quale senso, quindi Lei considera i suoi scritti come rivelazioni e come ritiene debbano essere accettati dai suoi ascoltatori e lettori?

 

Io non ho mai avuto alcuna lezione di catechismo e tanto meno di teologia, né all’inizio della mia chiamata e della mia conversione conoscevo sfumature teologiche come quelle che Lei ha menzionato. Queste differenze mi sono state insegnate gradualmente con il procedere della guida dello Spirito Santo. Proprio all’inizio della mia chiamata io ero molto confusa e ben presto, durante la manifestazione del mio angelo, ecco è ciò che ho detto: “Ma io non capisco; noi abbiamo già la Bibbia, allora perché avremmo bisogno di messaggi?” Il mio angelo mi ha risposto: “Così tu hai l’impressione che tutto sia stato dato nella Bibbia?” E io: “Sì, io non vedo la ragione di tutto questo: io non ci vedo nulla di nuovo.” Allora il mio angelo: Dio vuole che questi messaggi siano divulgati.” E io: “ C’è una ragione particolare perché sia proprio io?” L’angelo ha risposto: “No. Dio vi ama tutti. Questi messaggi sono solo un ricordo per ricordarvi come sono cominciati i vostri inizi.”[3]

 

Un ministro protestante una volta mi ha detto che non c’è ragione per cui Dio dovrebbe voler parlare con noi adesso che abbiamo la Santa Bibbia. Confusa, io ho detto a Cristo: “Signore, ci sono alcuni ministri che rifiutano di ascoltare o credere che Tu possa manifestarti in questo modo, attraverso di me; essi dicono che Tu, Gesù, ci hai portato tutta la verità e che essi non hanno bisogno di niente altro che della Santa Bibbia; in altre parole che, secondo loro, tutte queste opere sono false. Ecco la risposta di Gesù:

 

“Ho detto a voi tutti che l’Avvocato, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà e vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho detto[4]. Non vi sto dando alcuna nuova dottrina, vi sto solo ricordando la verità, riportando alla verità completa tutti quelli che si sono smarriti. Io, il Signore, vi terrò continuamente desti con richiami e il mio Santo Spirito, l’Avvocato, sarà sempre tra voi come il ricordo della mia Parola: perciò non vi meravigliate quando il mio Spirito vi parla. Questi richiami vengono elargiti dalla mia grazia per convertirvi e farvi ricordare le mie vie.”[5]

 

In un altro punto nostro Signore, undici anni più tardi, mi ha chiesto di scrivere quanto segue:

 

“ Tutti questi messaggi vengono dall’alto e sono ispirati da Me; essi possono essere usati con profitto per insegnare e per confutare errori; possono essere usati per guidare la Chiesa verso l’Unità, per guidare la vita della gente e per insegnare loro ad essere santi, essi ti vengono dati per una migliore spiegazione[6] della Rivelazione[7] che vi è stata data. Essi sono una sorgente inesauribile di grazia stupefacente per tutti voi per rinnovarvi”[8].

 

Io credo che c’è una sola Rivelazione e non ho mai detto il contrario, né Lei lo potrà trovare negli scritti. Non mi aspetto assolutamente che i lettori de La Vera Vita in Dio considerino i messaggi ivi contenuti come più importanti della Sacra Scrittura e sono certa che nulla nei libri de La Vera Vita in Dio può indurre alcuno di quanti li leggono e mi ascoltano a pensarlo. Infatti nelle mie testimonianze io cito tutte le volte molti passi dalle Scritture, e spesso sono più frequenti delle citazioni dei messaggi de La Vera Via in Dio stessa. Nei messaggi c’è sempre una chiara e continua insistenza nel mettere a fuoco la Santa Bibbia e nel vivere nella sua verità. Gli scritti sono una realizzazione e un ricordo dell’unica e sola Rivelazione in Cristo, contenuta nella Scrittura e nella Tradizione, trasmessa attraverso la Chiesa; essi altro non sono che un ricordo di questa rivelazione. Infatti questi scritti non hanno mai indotto i lettori a considerarli al di sopra della Scrittura, ma le testimonianze mostrano che essi li hanno aiutati a comprendere molto meglio la Parola di Dio. Inoltre noi sappiamo che Dio può ricordarci la sua santa parola quando sa che è necessario per il bene della Chiesa. Doni di questo genere, perché di doni si tratta, illuminano e rendono manifesta una verità già conosciuta, dandoci di essa una migliore comprensione.

 

Allora si potrebbe chiedere, perché Dio ha chiamato una persona così limitata e indegna, totalmente ignorante nelle cose della Chiesa che non mostrava alcun interesse per le stesse, una che mai aveva aspirato a Dio, per farle ricevere un richiamo della sua Parola? Non sono forse chiamati i sacerdoti e i teologi per fare la stessa cosa? Sì, io credo che essi lo sono e io, in nessun modo ho mai inteso competere con i sacerdoti e i teologi che Dio ha designato a svolgere il loro compito. Eppure io credo veramente che Dio mi ha chiamata inaspettatamente con una azione diretta da parte sua.

 

Ho recentemente appreso che il Concilio Vaticano II ha sottolineato quanto è importante che i laici contribuiscano alla diffusione della Buona Novella per mezzo dei vari doni che Dio accorda alla sua Chiesa. Nella costituzione dogmatica Lumen Gentium[9] il Concilio stabilisce chiaramente che i laici partecipano all’ufficio profetico di Cristo e che Cristo “adempie il suo ufficio… non solo per mezzo della Gerarchia,… ma anche per mezzo dei laici che perciò costituisce suoi testimoni e forma nel senso della fede e nella grazia della parola[10]” Di conseguenza, ogni laico ha un ruolo da svolgere in questo servizio del Vangelo, in conformità al carisma che Dio gli ha concesso e, attraverso questi doni, egli è subito il testimone e strumento vivente della missione della Chiesa stessa “secondo la misura del dono di Cristo[11]

 

Nella maggior parte delle opere classiche della teologia fondamentale cattolica c’è una distinzione tra la Rivelazione, come concetto di riflessione, (con la “R” maiuscola) e la rivelazione, concetto di esperienza (con la “r” minuscola, spesso rivelazioni al plurale). Quando io parlo della mia umile esperienza come “rivelazione”, parlo di una rivelazione con la “r” minuscola, come esperienza.

 

Non parlo della mia esperienza come una rivelazione da un punto di vista dottrinale: non intendendo in alcun modo competere con la Rivelazione. Proprio come le altre “rivelazioni private” o le altre “rivelazioni profetiche”, la mia opera nulla aggiunge al deposito della fede. Al contrario la chiamata che Dio mi ha rivolta ha lo scopo di indicare la pienezza della verità del Deposito della Fede, per entrarvi più pienamente e vivere di questa verità.

 

La costituzione dogmatica Dei Verbum[12] del Concilio Vaticano II ha definito chiaramente che la Rivelazione Pubblica è completa e perfetta e che “non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo”. D’altra parte la Dei Verbum dice anche chiaramente che il popolo di Dio ha costantemente bisogno di approfondire la comprensione di questa verità:

 

“Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo; cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti i quali meditano in cuor loro[13], sia con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. La Chiesa cioè, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.”[14]

 

Sua Eminenza il cardinale Joseph Ratzinger ha detto molto esplicitamente, in merito alle relazioni tra la profezia cristiana e la Rivelazione, che la tesi che la profezia dovrebbe terminare con il completamento della Rivelazione in Cristo cela malintesi. La sua posizione è stata espressa in un’intervista sulla profezia cristiana e nuovamente in un commentario sulla divulgazione del terzo segreto di Fatima. Io mi permetto di citare direttamente dalla Sua intervista:

 

“La Rivelazione è essenzialmente un Dio che si dona a noi, che costruisce con noi la storia e che ci riunisce e raccoglie tutti insieme. E’ l’accadere di un incontro che ha in sé anche una dimensione comunicativa e una struttura cognitiva. Ciò comporta anche implicazioni in ordine alla conoscenza della verità della Rivelazione.

Se si comprende nel giusto senso, ciò che significa la Rivelazione ha raggiunto il suo scopo con Cristo, perché - secondo la bella espressione di San Giovanni della Croce - quando Dio ha parlato personalmente, non vi è più nulla da aggiungere. Non si può più dire nulla oltre il Logos. Egli è in mezzo a noi in modo completo e Dio non può più darci, né dirci qualcosa di più di Se stesso. Ma proprio questa interezza del darsi di Dio – cioè che Egli, il Logos, è presente nella carne – significa che dobbiamo continuare a penetrare questo Mistero.

Ciò si ricollega alla struttura della speranza. La venuta di Cristo è l’inizio di una conoscenza sempre più profonda e di una graduale scoperta di ciò che nel Logos viene donato. Così si è aperto un nuovo modo di introdurre l’uomo nella Verità tutta intera, come dice Gesù nel Vangelo di Giovanni, dove parla della discesa dello Spirito Santo[15]. Ritengo che la cristologia pneumatologica del discorso di commiato di Gesù sia molto importante per il nostro tema, dato che Cristo vi spiega che la sua venuta nella carne non era che un primo passo. La venuta effettiva si realizza in quanto Cristo non è più legato ad un luogo o ad un corpo limitato localmente, ma come il Risorto viene in Spirito da tutti, facendo in modo che anche l’entrare nella verità acquisisca sempre maggior profondità. A me appare chiaro che - proprio quando questa cristologia pneumatologica determina il tempo della Chiesa, cioè il tempo in cui il Cristo viene a noi in Spirito - l’elemento profetico, come elemento di speranza e di richiamo, non possa mancare né venire meno.”[16]

 

Così io non pretendo in alcun modo, per i miei scritti alcun titolo né autorità che li avvicini alla Sacra Scrittura. La Sacra Bibbia è ispirata in un modo infallibile. Io umilmente credo che il Signore mi ha toccato per farmi operare con Lui con una azione diretta nella mia anima aiutandomi quando mi chiama a scrivere, ma non si tratta di un’ispirazione nello stesso senso in cui lo è per la Scrittura e il risultato non è l’infallibilità, ma questo non significa neppure che ci siano errori dottrinali nei miei scritti. Io sono sicura che non ce ne sono.

 

Nel libro di Fr. Marie-Eugène Io voglio vedere Dio, egli ricorda come Dio può adattarsi all’anima.

 

L’azione diretta di Dio, essendo così radicata nell’umano del quale fa uso, si adatta meravigliosamente alle condizioni della vita psicologica dell’anima. L’adattamento di Dio dovrebbe essere sottolineato come caratteristica importante del suo intervento. Dio che acconsente di parlare il linguaggio degli strumenti umani per darci la sua luce, spinge la sua condiscendenza al punto di adattarsi al nostro temperamento e alle nostre particolari necessità nella scelta di questi strumenti, per raggiungerci in modo più sicuro. Per una fede che ha mantenuto la sua purezza e la sua semplicità, egli parlerà in un linguaggio di strumenti esteriori vivaci che fanno vibrare la fede. Per una fede che il razionalismo ha reso prudente e critica, egli userà un linguaggio più intellettuale.(Trad. priv.)[17]

 

Il Cardinale Ratzinger ha detto “Non dobbiamo dimenticare che il farsi parola e immagine del contatto interiore con Dio, anche in caso di mistica autentica, dipendono sempre dalle possibilità dell’anima umana e dalla sua limitatezza.”[18] Così io sperimento la Parola di Dio senza sforzo, in altri termini, senza che mi costringa in alcun modo, essa semplicemente viene. Io cioè ricevo queste comunicazioni (parole interiori) in due forme. A questo proposito è necessario notare che in nessun modo io intendo dire che so perfettamente bene come esprimere questo fenomeno e come Dio può fare queste cose; la spiegazione che segue è la migliore che io posso dare.

 

1)      Attraverso l’intervento di parole interiori (locuzioni). Le parole che io percepisco sono sostanziali, molto più chiare di quello che sarebbero se percepite attraverso le orecchie. Una sola parola può contenere un mondo di significati quali la sua comprensione in sé non può mai essere tradotta rapidamente in linguaggio umano. Ogni parola o istruzione divina data per insegnarmi, non avviene mai come un insegnamento della scuola, che, forse a causa del tempo limitato, può non essere completamente spiegato in una sola volta, o, a causa dell’umana fragilità, può essere dimenticato, o persino non completamente compreso. Al contrario l’istruzione divina o le parole dette, vengono date in un tale lasso di tempo e restano incise nella mente in tale modo che sono difficili da dimenticare. La luce che esse diffondono è così vasta, proprio come una luce che risplende dappertutto, dando istantaneamente una ricchezza di conoscenza più estesa della semplice parola stessa. La parola data è più che un vasto fiume che si divide in altri ruscelli che ti portano dappertutto e in differenti luoghi ma sempre provenienti dal primo fiume. Ogni normale insegnamento nella scuola avrebbe richiesto mesi di insegnamento. Quando sperimento le parole così fortemente, io sono ugualmente cosciente che la forma scritta e il modo in cui dovrei esprimere le parole ancora dipende dalle mie limitate capacità di lingua ed espressione.

 

2)     Il secondo modo in cui ricevo le parole di Dio è attraverso una luce di comprensione nel mio intelletto senza alcuna emissione di discorso. E’ come se Dio trasmettesse il suo pensiero nel mio. Io so immediatamente ciò che Dio vuole o desidera dire. Allora io devo scrivere questo “messaggio non espresso” meglio che posso, cercando mie proprie parole.

 

Mi è stato detto più tardi qui a Roma che Santa Brigida di Svezia aveva un modo simile di scrivere i suoi messaggi.

 

Perché il Signore ha scelto questa particolare forma per scrivere i messaggi per la quale Egli anche prende la mia mano? Veramente non lo so. Il Signore, quando io gliene ho chiesto il perché, soltanto mi ha detto “perché mi piace così.” Quindi non so come questo avvenga. Vorrei tuttavia indicare che teologi anche esperti grafologi, che hanno analizzato gli scritti, li hanno chiamati “ieratici”, descrivendo molte differenze essenziali tra il modo in cui scrivo e la cosiddetta scrittura automatica. Poi sono venuta a sapere che noti mistici come santa Teresa d’Avila hanno sperimentato rapimenti del loro corpo e a volte anche solo di una parte del loro corpo. Io penso che questo sia una forma leggera di rapimento della mia mano e credo che il Signore abbia i suoi fini in questo.

 

Domanda n° 2 - Le mie relazioni come Cristiana Ortodossa con la Chiesa Cattolica Romana.

 

Lei appartiene alla Chiesa Ortodossa  e spesso esorta preti e vescovi di questa Chiesa a riconoscere il Papa e a fare la pace con la Chiesa di Roma. Per questo, purtroppo Lei non viene bene accolta in alcuni paesi della sua stessa confessione. Perché ha intrapreso questa missione? Quale è la sua idea del Vescovo di Roma e come prevede il futuro della unità dei cristiani? A volte, nel leggere i suoi scritti,  si ha l’impressione che Lei si collochi al di sopra di tutt’e due le Chiese, senza essere impegnata in alcuna di esse. Per esempio sembra che Lei riceva la Comunione tanto nella Chiesa Cattolica, quanto in quella Ortodossa, ma per quanto riguarda la sua posizione coniugale, segue il costume della “oikonomea”. Come ho già detto, queste osservazioni non intendono fare alcuna censura personale, noi non abbiamo il diritto di giudicare la sua coscienza, ma Lei comprende la nostra preoccupazione concernente i cattolici che La seguono che potrebbero interpretare questi atteggiamenti in maniera relativistica ed essere tentati di non tenere conto della disciplina della loro Chiesa.

 

Motivazioni per le quali ho intrapreso questo lavoro per l’unità.

 

Penso che non avrei mai avuto il coraggio o la sollecitudine di affrontare gli ortodossi per portare loro a comprendere la riconciliazione che il Signore desidera da loro, se non avessi sperimentato la presenza del Signore, né avrei resistito alle opposizioni, alle critiche e alle persecuzioni delle quali sono stata vittima da parte loro. Proprio all’inizio dell’intervento di Dio, ero totalmente confusa e temevo di essere ingannata. Questa incertezza è stata davvero la più grande croce, perché in tutta la mia vita non avevo mai sentito dire che Dio ai nostri giorni possa parlare a persone e non conoscevo nessuno a cui potessi rivolgermi per chiederlo. A causa di questo, ho cercato di rifiutare questa manifestazione, che però in seguito non è cessata e lentamente, con il tempo, mi sono rassicurata e sono diventata fiduciosa che tutto questo era solo opera di Dio perché ho cominciato a vedervi la sua mano. E’ per questo che ho cessato di temere di affrontare l’opposizione e la critica e ad avere totale fiducia in nostro Signore, sapendo che dove io manco Egli viene sempre in mio aiuto, nonostante le mie carenze e la sua opera si concluderà sempre vincente.

 

Avvicinare i sacerdoti, i monaci e i vescovi ortodossi perché riconoscano il Papa e si riconcilino con sincerità con la Chiesa di Roma, non è un compito facile, come il Signore ha detto in uno dei messaggi; è come nuotare contro una forte corrente, ma avendo visto come nostro Signore soffre a causa della nostra divisione, non avrei potuto rifiutare la sua domanda quando mi ha chiesto di portare questa croce. Di conseguenza io ho accettato questa missione, tuttavia non senza essere passata, e ancora passando, attraverso molte pene.

 

Lei mi ha chiesto: ”perché ha intrapreso questa missione?” La risposta è perché sono stata chiamata da Dio; ho creduto e gli ho risposto; così voglio compiere il volere di Dio. Una delle prime parole di Cristo fu: Quale casa è più importante, la tua casa o la mia Casa? Gli ho risposto: La tua Casa, Signore.” Egli disse: ”Ravviva la mia Casa, abbellisci la mia Casa e uniscila.”

 

Alcuni membri della gerarchia della Chiesa Greco Ortodossa mi respingono totalmente, anzitutto perché non credono in me[19], in secondo luogo perché sono una donna e poi perché una donna non dovrebbe parlare. Alcuni dei monaci sospettano che io probabilmente sia un cavallo di Troia inviata e pagata dal Papa, o anche che io sia una Uniata. Molti non vogliono sentir parlare di riconciliazione o di ecumenismo. Essi considerano un’eresia il mio pregare con i Cattolici Romani. Questo è quello che essi considerano uno stare al di sopra delle due Chiese senza essere impegnata in alcuna. Io sono totalmente e completamente impegnata nella mia Chiesa, ma non è un’eresia né un peccato se vivo in modo ecumenico e prego con altri cristiani per promuovere l’unità. La chiave dell’unità, tuttavia, secondo quanto dice il Signore negli scritti, è l’umiltà e l’amore. Molte delle persone delle Chiese non hanno ancora questa chiave. Molti dei laici della Chiesa Greco Ortodossa come pure i semplici sacerdoti di quartiere, fino ai monaci nei monasteri più remoti fino ad oggi definiscono la Chiesa Cattolica Romana eretica e dannosa. Ad essi è stato insegnato questo fin dalla loro nascita ed è cosa sbagliata. Tuttavia io credo che nella loro durezza, essi possono cambiare attraverso una “metanoia”[20], e mediante il potere dello Spirito Santo che li farà piegare e con le preghiere dei fedeli. Nelle nostre riunioni noi preghiamo Dio per questo cambiamento dei cuori.

 

Tuttavia non sono soltanto loro che devono piegarsi. Ciascuno deve piegarsi in umiltà e amore. I fedeli di ogni Chiesa dovrebbero essere desiderosi di morire al loro ego e alla loro durezza e, allora, attraverso questo atto di umiltà e di obbedienza alla verità, la presenza di Cristo splenderà in loro. Io credo che, attraverso questo atto di umiltà, i fallimenti presenti e passati delle Chiese saranno cancellati e verrà raggiunta l’unità. Io non ho mai perso la speranza di avvicinare gli Ortodossi ed è per questo che continuo sempre a ritornare da loro per dare loro la mia testimonianza. La mia testimonianza è data loro per ricordare queste parole di nostro Signore: “Perché tutti siano una sola cosa, come tu, Padre sei in Me e Io in Te, siano anch’essi una sola cosa, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato.”[21] In questo modo, nonostante gli ostacoli, alcuni gruppi ecumenici di preghiera si sono formati in Atene e Rodi comprendenti sacerdoti Ortodossi. Tutti questi gruppi di preghiera incominciano i cenacoli pregando il Rosario, poi recitano altre preghiere. Tuttavia non c’è soltanto il rigetto che ho avuto da parte della gerarchia Ortodossa, per le ragioni testé addotte, ma il Signore mi ha dato anche un buon numero di amici sacerdoti del clero Greco Ortodosso.

 

Il Vescovo di Roma.

 

Il Signore mi ha dato la visione interiore delle tre barre di ferro che sono il simbolo delle tre maggiori chiese cristiane, la Cattolica, l’Ortodossa e la Protestante, chiedendo loro di piegare le loro teste al fine di incontrarsi, ma per incontrarsi debbono piegarsi. Questo passaggio[22] parla dell’atteggiamento che è necessario per giungere all’unità alla quale aspira il Signore con la sua preghiera al Padre: “perché tutti siano una sola cosa.” Queste parole non hanno la pretesa di parlare di unità ad un livello ontologico, indicando che non ci dovrebbero essere differenze di tale estensione nelle verità conservate dai vari gruppi della cristianità sul patrimonio che il Cristo ha conferito alla sua Chiesa. E non è vero che io pretenda che questa chiamata all’umiltà tra fratelli cristiani debba implicare un approccio pan-cristiano di unità e che questa unità debba realizzarsi attraverso uno scambio di verità (come un mercato di compra e vendita), con la conseguenza di un livellamento e di un relativismo della verità. Al contrario, ho sovente parlato dell’importanza di rimanere fedeli alla verità e ancor più che i miei discorsi, il messaggio è nient’altro che un  invito a vivere della verità del Vangelo e  nell’unica rivelazione di Cristo, come espresso sopra. Gli scritti contengono molti avvertimenti contro l’atteggiamento contrario, fino al punto di dipingere un “falso ecumenismo”, come un cavallo di Troia per introdurre un’immagine di Cristo senza vita:

 

“Questa figura imbrattata da colori disparati, l’immagine che questi mercanti cercano di farvi venerare e seguire, non sono Io. Essa è un’invenzione dell’abilità umana pervertita per degradare il concetto della mia santità e della mia divinità, è un falso ecumenismo, è una sfida a tutto ciò che è santo. Io soffro a causa dei peccati di questi mercanti.[23]

 

Molti messaggi sull’unità conservano contemporaneamente questi due aspetti vitali dell’ecumenismo: l’atteggiamento spirituale che implica umiltà e amore verso gli altri cristiani unitamente alla ricerca senza compromessi della verità di Cristo. Un esempio è il passo in cui la Vergine Maria parla della struttura dell’unità:

 

“Il regno di Dio non è fatto dalle sole parole delle labbra. Il regno di Dio è amore, pace, unità e fede nei cuori; esso è la Chiesa del Signore unita e una sola all’interno del vostro cuore. Le chiavi dell’unità sono l’amore e l’umiltà. Gesù non vi ha mai indotto a dividervi; questa divisione nella sua Chiesa non era suo desiderio.[24]

 

Più oltre nello stesso passaggio, Gesù parla della verità: Sii sempre pronta a morire per difendere la verità. Ogni tanto sarai criticata stupidamente, ma lo permetterò per quel tanto che basta perché la tua anima rimanga pura e docile.[25]

 

Ho avuto alcuni meeting con il clero cattolico negli Stati Uniti, in Olanda, in Svizzera in particolare, dove si è molto liberali e alquanto ostili al Papa. Ho dovuto prendere la difesa della cattedra di Pietro e spiegare ciò a loro quanto meglio ho potuto attraverso i potenti messaggi che vengono dal Cristo, mostrando quanto erano confuse le loro menti. Alla fine molti di questi preti sono venuti a dirmi quanto avevano apprezzato queste chiarificazioni. Tuttavia ce n’erano uno o due che non approvavano e sono venuti a dirmi che io sono più cattolica dei cattolici… Benché vi siano molti punti che riguardano l’unità tra le Chiese, ce ne sono anche molti altri che sono scritti in particolar modo per molti sacerdoti cattolici che si ribellano al Papa, che sono scritti per riportarli alla fedeltà a lui. Ecco un esempio:

 

“Io, il Signore, non voglio alcuna divisione nella mia Chiesa. Per amore mio unitevi e amatemi sotto il mio Nome. Seguitemi e siate miei testimoni. Vi amerete gli uni gli altri come Io vi amo. Vi unirete e diventerete un solo gregge sotto un solo pastore. Come voi tutti sapete, Io ho scelto Pietro, dandogli l’autorità. Come voi tutti sapete, gli ho dato le chiavi del regno dei cieli. Ho chiesto a Pietro di nutrire i miei agnelli e le mie pecore e di averne cura. Questa autorità è stata data da Me. Non ho desiderato che cambiaste la mia volontà.[26]

 

Un altro messaggio che parla del futuro dell’unità affronta l’argomento ancora più chiaramente:

 

“Allora metterò nelle mani di Pietro uno scettro di ferro con il quale custodirà le mie pecore e per coloro che non lo sanno e si domandano ancora: “Perché dobbiamo avere una guida?” Io vi dirò: “Avete mai visto o inteso palare di un ovile senza pastore?” Io sono il vostro divin pastore e ho scelto Piero perché custodisca i miei agnelli fino al mio ritorno; gli ho dato la responsabilità. Allora, perché queste dispute? Perché tutte queste futili discussioni? E per coloro che ancora non conoscono le mie parole, vi dico di leggerle nelle Scritture esse sono nella testimonianza di Giovanni, il mio discepolo.[27] Io allora unirò la mia Chiesa e vi circonderò con le mie braccia in un solo ovile perché attualmente voi siete dispersi per il proliferare di troppe comunità in gruppi divisi. Avete lacerato il mio Corpo e questo non può essere. Io vi riunirò tutti”[28]

 

Altri messaggi parlano del Papa come vicario di Cristo, o vicario della Chiesa. Ecco un esempio:

 

“Pregate per tutta la Chiesa, siate l’incenso della mia Chiesa e con questo voglio dire che preghiate per tutti coloro che proclamano la mia parola, dal vicario che mi rappresenta, agli apostoli e ai profeti dei vostri giorni, dalle anime sacerdotali e religiose, ai laici, perché siano pronti a capire che tutti voi, che ho citato, fate parte di un corpo, il mio Corpo. [29] 

 

Gli scritti non contengono riferimenti al ruolo di Pietro in relazione con i ruoli delle varie sedi dei patriarchi, quindi io non posso parlarne. Ma so che il Papa stesso nell’enciclica “Ut unum sint” apre la discussione come segue.

 

“E’ tuttavia significativo e incoraggiante che la questione del primato del Vescovo di Roma sia attualmente diventata oggetto di studio, immediato o in prospettiva, e significativo e incoraggiante è pure che tale questione sia presente quale tema essenziale non soltanto nei dialoghi teologici che la Chiesa Cattolica intrattiene con le altre Chiese e Comunità ecclesiali, ma anche più generalmente nell’insieme del movimento ecumenico. Recentemente i partecipanti alla quinta assemblea mondiale della Commissione <Fede e Costituzione> del Concilio ecumenico delle Chiese, tenutasi a Santiago de Compostela, hanno raccomandato che essa <dia l’avvio ad un nuovo studio sulla questione di un ministero universale dell’unità cristiana>.[30] Dopo secoli di aspre polemiche, le altre Chiese e Comunità ecclesiali sempre più scrutano con uno sguardo nuovo tale mistero di unità.[31][32]

 

La stessa enciclica conferma la necessità dell’unificazione dell’Est e dell’Ovest:

 

“In questa prospettiva, la Chiesa Cattolica null’altro vuole se non la piena comunione tra l’Oriente e l’Occidente. In ciò si ispira all’esperienza del primo millennio. In tale periodo, infatti, <lo sviluppo di differenti esperienze di vita ecclesiale non impediva che, mediante reciproche relazioni, i cristiani potessero continuare a provare la certezza di essere a casa propria in qualsiasi Chiesa, perché da tutte si levava, in mirabile varietà di lingue e modulazioni, la lode dell’unico Padre, per Cristo nello Spirito Santo; tutte erano adunate per celebrare l’Eucaristia, cuore e modello per la comunità non solo per quanto riguarda la spiritualità, o la vita morale, ma anche per la struttura stessa della Chiesa, nella varietà dei ministeri e dei servizi sotto la presidenza del Vescovo successore degli Apostoli. I primi Concili sono una testimonianza eloquente di questa perdurante unità nella diversità.”[33]

 

Benché gli scritti non parlino di questioni strutturali riguardanti l’Est e l’Ovest, ci sono molti riferimenti all’importanza della Chiesa dell’Est. A causa di ciò la sicura sottolineatura senza compromessi dell’importanza del ruolo di Pietro, nei più recenti messaggi, è accompagnata dall’idea che un rinnovamento spirituale potrebbe benissimo essere ispirato dalla Chiesa dell’Est. Di conseguenza risulta ancora più evidente che il corpo di Cristo per respirare ha bisogno di tutt’e due i polmoni, quello della presenza della Chiesa dell’Ovest e dell’Est.

 

“E tu, Casa dell’Ovest, hai compreso, attraverso la luce del mio Spirito, che un corpo ha bisogno dei suoi due polmoni per respirare liberamente e che il mio Corpo è imperfetto con un solo polmone. Prega che il mio Spirito vivificatore vi riunisca insieme; ma quanto dovrò soffrire prima che questo avvenga[34]?[35]

 

E un altro messaggio simile:

 

“...prega perché la casa dell’Est e quella dell’Ovest si riuniscano come due mani quando sono unite nella preghiera, come due mani simili e piene di bellezza quando sono unite verso il Cielo quando sono in preghiera. Che queste due mani, appartenenti allo stesso corpo, operino insieme e partecipino le une con le altre la loro capacità e le loro risorse... Che assieme queste due mani Mi elevino...[36]

 

Un altro messaggio parla del ruolo dell’Est per ricondurre insieme le due case di nuovo, unificando il Corpo di Cristo:

 

“Ascolta e scrivi: la gloria splenderà dall’argine orientale. E’ per questo che dico alla Casa dell’Ovest: volgi i tuoi occhi verso l’Est. Non piangere amaramente sull’apostasia e la distruzione della tua Casa. Non cedere al panico perché domani tu mangerai e berrai assieme al mio germoglio proveniente dall’argine orientale. Il mio Spirito vi unirà. Non avete sentito che l’Est e l’Ovest saranno un solo Regno? Non hai sentito che Io Mi accontenterei di una semplice data? [37]

 

“Sto per allungare la mia Mano e incidere su un bastone le parole: “Riva dell’Ovest, Casa di Pietro e di tutti coloro che gli sono fedeli”. Poi in un altro bastone inciderò: “Riva dell’Est, Casa di Paolo con tutti coloro che gli sono fedeli”; e quando i membri delle due Case diranno: “Signore, dicci che cosa vuoi fare adesso”, Io dirò loro: “Prenderò il bastone su cui ho inciso il nome di Paolo e di tutti quelli che gli sono fedeli e il bastone di Pietro e di tutti quelli che gli sono fedeli e ne farò una sola cosa. Dei due farò un solo bastone e li terrò come uno. Li legherò assieme con il mio nuovo nome. Questo sarà il ponte tra l’Ovest e l’Est. Il mio santo Nome legherà il ponte, così voi scambierete quanto possedete attraverso questo ponte. Essi non praticheranno più soli, ma assieme, e Io regnerò su tutti loro. Ciò che ho stabilito si attuerà e se gli uomini, o figlia, ti dicessero che questi segni non vengono da Me, di’ loro: “Non temete, non avete sentito che Egli è il Santuario, come pure la Pietra d’inciampo? La Roccia che può distruggere le due Case, per poi riedificarle in una sola Casa? ” Questo è ciò che dirai loro, figlia. Io, Dio, sono con te. Io inonderò del mio Spirito ancora molti cuori. Vieni, ti amo, abbi la mia pace.[38]

 

Nuovamente questo messaggio non toglie nulla al ruolo e all’autorità di Pietro, ma mette in luce l’importanza di riunire la parte dell’Est e quella dell’Ovest del Corpo di Cristo perché il mondo possa credere.

 

 

L’avvenire dell’unità dei cristiani.

 

Benché il messaggio confermi il primato di Pietro, il Vescovo di Roma, conosciuto tanto nella tradizione Ortodossa, quanto in quella cattolica, non parla di questioni di giurisdizione. Credo di non essere stata chiamata a parlare di questo problema e quindi mi astengo dal farlo in alcun modo.

 

Il mio compito, ispirato alla costruzione dell’unità e al rafforzamento delle sue strutture interne, ha per scopo di confermare l’importanza del Papa e difendere la sua Cattedra contro tutti coloro che tendono a disobbedirgli e si ribellano contro di lui. Il mio principale approccio all’unità è quello dell’unità attraverso la spiritualità. Il messaggio è una chiamata all’unità della fede, tanto intra nos quanto extra nos, un appello a rafforzare le dinamiche spirituali dell’unità sia all’interno delle singole Chiese, sia nelle Chiese tra di loro.

 

Non so come sarà la futura struttura delle Chiese unificate, poiché il Signore ha scelto di non parlare di questo né mi ha dato alcuna luce al proposito, ma credo che verrà attraverso la spiritualità e penso che mi è stato accordato di pregustare la grazia della futura unità in vari incontri ecumenici.

 

Nel marzo del 2000, ad esempio, il Signore ha permesso ai nostri gruppi di preghiera di radunarsi nella sua città natale, a Betlemme; 450 persone vi sono convenute da tutto il mondo; sì, da più di 55 paesi e da 12 differenti Chiese ad un meeting internazionale di preghiera per la pace e l’unità. Ci siamo riuniti come una sola famiglia. Con noi c’erano 75 sacerdoti anch’essi appartenenti alle 12 Chiese, ma anche altri sacerdoti dalla Terra Santa, che, avendo sentito parlare di questo meeting si sono uniti a noi. Questo evento ecumenico è stato gestito da alcuni ebrei e palestinesi che erano stati colpiti dalla lettura de La Vera Vita in Dio. Essi credevano nella redenzione di Cristo e nel suo piano di salvezza ai nostri giorni e si sono prestati ad organizzare il meeting come volontari. Quando si pensa come ai giorni nostri i palestinesi e gli ebrei combattono tra di loro, la loro riconciliazione è un segno della potenza dello Spirito Santo che ha unito queste due nazioni per lavorare ad un meeting per la pace tra i cristiani divisi. Come dice la Scrittura: “Le persone che creano la pace attorno a sé sono come seminatori che raccolgono nella pace il loro frutto: una vita giusta.”[39] Questa è una lezione per tutti noi.

 

Abbiamo vissuto una anticipazione di come apparirà un giorno l’unità tra i cristiani. Abbiamo sentito le conferenze del clero delle differenti Chiese sull’unità. I loro discorsi suonavano come provenienti da una sola voce e un solo spirito. Nel corso di questi discorsi, abbiamo percepito il grande desiderio di essere una sola cosa da parte di tutti. Abbiamo visto e osservato la sete dell’unità da parte dei laici e del clero. Ma nello stesso tempo abbiamo percepito le grandi ferite esterne che la nostra divisione ha prodotto nel Corpo Mistico di Cristo.

 

La maggioranza di noi è stanca di questa divisione, perché non è secondo la legge di amore del Signore. Il Cristo è ancora più stanco di vederci divisi. Gli applausi e le acclamazioni di gioia di tutte queste nazioni che erano convenute e chiedevano una completa unione tra i cristiani ha manifestato che questa divisione non è soltanto un peccato, ma anche una mancata testimonianza. Inoltre il più grosso peccato contro l’unità è avere due date separate per la Pasqua. Quanto sarà bello quando noi tutti insieme grideremo: “Christos Anesti”[40] ad una sola voce in un solo giorno. Noi tutti diciamo “Sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra…” Gesù Cristo ci ha uniti con il suo Sangue, quindi come possiamo negare questa unità? “ Egli infatti è la nostra pace, Colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era in mezzo a loro, cioè l’inimicizia, annullando per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti.[41]” Come possiamo dire “no” a Dio se Egli vuole che ci uniamo? Potrebbe essere che i nostri cuori si sono induriti? Abbiamo dimenticato le parole del Santo Padre: “Gli elementi che ci uniscono sono di gran lunga maggiori di quelli che ci dividono”? Quindi dovremmo prendere gli elementi che ci uniscono e usarli per spianare la via per una completa unità.

 

 

 

La Santa Eucaristia e la compartecipazione eucaristica.

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo all’Eucaristia, con riferimento a Sant’ Agostino, dice:

 

“Davanti alla sublimità di questo sacramento, Sant’Agostino esclama: O sacramentum pietati! O signum unitatis! O vinculum caritatis!  - O sacramento di pietà! O segno di unità! O vincolo di carità! Quanto più dolorosamente si fanno sentire le divisioni della Chiesa che impediscono la comune partecipazione alla mensa del Signore, Tanto più pressanti sono le preghiere al Signore perché ritornino i giorni della piena unità di tutti coloro che credono in lui.[42]

 

Il Signore ci sprona a riconciliarci e ad unirci. Come un ben noto Cardinale cattolico della Chiesa ha detto recentemente ad un sacerdote ortodosso di New York, mio amico, che a Roma partecipava alla sua Messa, così è anche mia convinzione che deve essere possibile raggiungere di nuovo l’unione attorno alla tavola del Signore tra Cattolici e Ortodossi, perché noi condividiamo gli stessi sacramenti e di fatto abbiamo la medesima fede, benché rivestiti in differenti espressioni di fede e adorazione. Io sono giunta a conoscere dall’ardente amore di nostro Signore la profondità del desiderio della perfetta unione del suo Corpo e credo che Egli è in pena per la nostra mancanza di amore e comunione. Quindi io non ho maggiore desiderio che quello di vedere il suo Corpo riunito e sono convinta che noi cristiani, se veramente amiamo Gesù Cristo, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per operare per la riconciliazione dei membri separati del Corpo di Cristo.

 

Tuttavia, so che questa unione non verrà tanto facilmente, ma solo attraverso un miracolo di nostro Signore. Benché sia nostro compito fare tutto quanto possiamo per far progredire l’unità, Egli ha promesso di darci questa unione che sarà opera dello Spirito Santo, perché, come una volta ha detto nel 1990, verrà così improvvisamente come la caduta del muro di Berlino: “La misericordia e la giustizia compiono meraviglie come non è mai accaduto da tante generazioni e l’unità discenderà su di voi come l’aurora e così improvvisa come la caduta del comunismo, ella verrà da Dio e le vostre nazioni la chiameranno il grande miracolo, il giorno benedetto nella vostra storia.[43]

 

La Chiesa di Cristo è una nel senso che Cristo è uno e ha un solo santo Corpo. E’ il popolo della Chiesa che è diviso. Se i cristiani sono capaci di andare al di là degli ostacoli che li separano, gli ostacoli che secondo le Scritture sono contro la realizzazione dell’unità della fede, l’amore e il culto tra di noi, il Padre ascolterà la preghiera già espressa dal suo divin Figlio, quando ha detto: “Perché tutti siano una sola cosa. Come Tu, Padre sei in Me e Io in Te, siano anch’essi una sola cosa perché il mondo creda che Tu mi hai mandato.”[44]

 

In attesa di questa grazia, io seguo meglio che posso i principi nella presente situazione e sono convinta di non interferire nella coscienza dei membri di alcuna Chiesa. Nel Suo scritto si trova il seguente passaggio: “A volte, nel leggere i Suoi scritti, si ha l’impressione che Lei si collochi al di sopra di tutt’e due le Chiese, senza essere impegnata in alcuna di esse.” Non vi è un solo punto nei miei scritti dal quale si possa trarre l’impressione che io mi collochi al di sopra di tutt’e due le Chiese. Da quanto Lei scrive, sembra che questo si riferisca piuttosto sul piano pratico.

 

Quanto al modo in cui io pratico la mia fede, io sono ortodossa e sono impegnata pienamente nella mia Chiesa. Ogni volta che nelle vicinanze c’è una chiesa ortodossa, non manco mai di partecipare alla S. Messa domenicale, a meno che, logicamente, non ce ne sia una, come a Dacka in Bangladesh dove sono vissuta. Proprio prima di venire a Roma, dove abito ora, sono vissuta undici anni in Svizzera. Ogni domenica sono andata alla nostra chiesa ortodossa e il sacerdote greco ortodosso di Losanna, fra Alessandro Iossifides ne è testimone, come pure i fedeli che frequentavano la chiesa e che incontravo regolarmente, ovviamente, a meno che non fossi in viaggio. All’estero, durante i miei viaggi, quando mi veniva fissato un programma da seguire per dare testimonianza, a volte - e aggiungerei piuttosto raramente - poteva capitare che i sacerdoti cattolici, o vescovi del luogo che mi avevano invitato, avessero programmato una S. Messa pubblica nello stesso luogo dove avevo parlato; allora io rimanevo con i presenti per la Messa, che faceva parte del programma, e ricevevo la santa Comunione.                                                                                                                                                                                                                 

 

Qui a Roma abito fuori dal centro e piuttosto lontana dalla mia chiesa Greco Ortodossa che si trova nel centro della città. C’è una chiesa Ortodossa Slava alle Tre Fontane che frequentavo, ma non ne comprendo la lingua. Così mi sono permessa, ogni tanto, poiché sono via per metà dei giorni dell’anno, di ricevere la santa Comunione nel santuario della Madonna del Divino Amore che si trova a tre chilometri dalla mia casa.

 

Io credo che il Concilio Vaticano II mi permette di fare questo, come reiterato nel Catechismo della Chiesa Cattolica che dice: “Una certa comunicazione in sacris nelle cose sacre, quindi nell’Eucaristia, presentandosi opportune circostanze, e con l’approvazione dell’autorità ecclesiastica, non solo è possibile, ma anche consigliabile.[45]

 

Il decreto Orientalium Ecclesiarum del Vaticano II dice: “Agli orientali che in buona fede si trovano separati dalla Chiesa Cattolica, si possono conferire, se spontaneamente li chiedano e siano ben disposti, i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi…[46]

 

Il Codice di Diritto Canonico stabilisce:

 

“I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi ai membri delle Chiese Orientali, le quali non sono in piena comunione con la Chiesa Cattolica, se li richiedano spontaneamente e siano debitamente disposti; questa norma vale anche per i membri di altre Chiese, che a giudizio della Sede Apostolica, relativamente ai sacramenti indicati, si trovino nella medesima condizione delle predette Chiese Orientali.[47]

 

La lettera enciclica del Papa Giovanni Paolo II Ut unum sint, riferendosi al decreto Orientalium ecclesiarum[48], dice:

 

“A ragione degli strettissimi vincoli sacramentali esistenti tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse, il decreto sulle Chiese Cattoliche d’Oriente Orientalium Ecclesiarum, ha rilevato che <la prassi pastorale dimostra, per quanto riguarda i fratelli orientali, che si possono e si devono considerare varie circostanze di singole persone, nelle quali né si lede l’unità della Chiesa, né vi sono pericoli da evitare, e invece urgono la necessità della salvezza e il bene spirituale delle anime. Perciò la Chiesa cattolica, secondo le circostanze di tempo, di luogo e di persone, ha usato più spesso e usa una più mite maniera di agire, offrendo a tutti tra i cristiani i mezzi della salvezza e la testimonianza della carità, per mezzo della partecipazione nei sacramenti e in altre funzioni e cose sacre.>[49]

 

Per quanto riguarda le relazioni con le Chiese della Riforma, le cose sono un po’ più complesse. Molte persone di educazione protestante che leggono La Vera Vita in Dio sono diventate cattoliche per loro scelta personale, soprattutto a causa dei problemi relativi all’Eucaristia. Gesù nei messaggi non parla della validità dei loro sacramenti, ma spinge una volta ancora i Protestanti ad amare la Madre di Gesù e a riconoscere il ruolo di Pietro:

 

“Vassula, è venuto il momento di unire la mia Chiesa. Riunitevi, benamati. Venite a ricostruire queste vecchie rovine. Ricostruite la mia vecchia Fondazione, una Fondazione stabilita dalla mia stessa mano. Onorate mia Madre, come Io, che sono il Verbo e al di sopra di tutto, la onoro; non dovrei allora desiderare che voi, che non siete che cenere e polvere, la riconosciate come Regina del Cielo e la onoriate? Il mio dolore oggi è di vedere come la mia creazione riconosce così poco la sua importanza. Buona parte dei miei discepoli si sono completamente isolati sotto il nome di Lutero. Essi devono ritornare a Pietro.[50]

 

In un altro messaggio Cristo rimprovera quei Cristiani che non giungono a considerare la grandezza del mistero dell’Eucaristia e della divina presenza di Cristo in essa:

 

“Così, Io dico a quelle Chiese il cui clero non ha accettato il mio Mistero: “Ritornate in voi e cercatemi con fervore; frenate la vostra animosità contro mia Madre. Che ogni razza sappia che la mia Carne e il mio Sangue vengono da mia Madre. Sì il mio Corpo viene dalla santissima Vergine, dal sangue puro. Sia benedetto il suo Nome. Per salvare tutti gli umili della terra che mi ricevono e per dare loro una vita imperitura, Io sono divenuto Pane per donarmi a tutti voi. E, attraverso questa comunione, Io santifico tutti coloro che mi ricevono, deificandoli perché diventino carne della mia carne, ossa delle mie ossa. Attraverso la mia Divinità, Io deifico gli uomini. Ora Io sono giudicato dagli uomini. La veste[51] che può coprirvi, ornandovi maestosamente, dandovi una metamorfosi, divinizzandovi, è rifiutato da quelle Chiese che non possono comprendere il mio mistero… Oggi, nuovamente, Io grido dal Cielo: “Fratelli, perché minate la mia Divinità? Se voi pretendete di essere coloro che sanno ciò che è giusto, perché il vostro spirito depreda la mia Chiesa? Io vi invito a regnare con Me, Io vi invito a governare con Me, Io vi invito a celebrare la S. Messa e a prendere parte al divino Mistero nel modo in cui Io l’ho veramente istituita... Esse affermano il mio potere, proclamando la mia temibile potenza, cantando a Me le loro lodi, riconoscendo la mia Onnipotenza e le mie potenti meraviglie, ma Io divento una pietra d’inciampo quando si tratta di misurare la magnificenza della mia Divinità e della mia presenza nell’Eucaristia.[52]

 

Stato matrimoniale.

 

Proseguendo nelle Sue domande, Lei dice, relativamente al mio ricevere talvolta la Comunione nella Chiesa Cattolica Romana, “la nostra preoccupazione per i suoi seguaci di fede cattolica che possono interpretare questi atteggiamenti in maniera relativistica e sono tentati di non tenere conto della disciplina della loro Chiesa.” Se secondo il codice di Diritto Canonico che ho appena citato, io sono in totale accordo con le disposizioni del codice medesimo, non vedo proprio alcuna ragione per cui i cattolici dovrebbero reagire in maniera relativistica.

 

Io non sono a favore del divorzio e non cerco affatto di promuovere tra i fedeli cattolici la dottrina per cui il matrimonio tra divorziati dovrebbe essere permesso. Il mio divorzio e il secondo matrimonio civile sono stati anteriori alla mia conversione. Dopo la mia conversione, alla luce dei messaggi de La Vera Vita in Dio ho scoperto che la mia situazione matrimoniale non era regolare. Tuttavia nessuno conosceva la mia posizione, a parte me, e sono stata di nuovo io stessa che l’ho deplorata pubblicamente. Ho denunciato la mia situazione quando nessuno ne era affatto al corrente. Essendomi resa conto del mio sbaglio, ho contattato le autorità della mia Chiesa a Losanna e sono passata attraverso un procedimento per chiarire ogni cosa secondo le norme ortodosse per i matrimoni. Quindi io sono una cristiana ortodossa in pace con la mia Chiesa e le sue norme, come ogni altro cristiano ortodosso, e come tale, mi è consentito ricevere l’Eucaristia nella mia Chiesa e nella Chiesa Cattolica, secondo i principi sopra menzionati. In nessun modo disprezzo le norme della Chiesa Cattolica sul matrimonio.

 

Per Sua informazione allego il mio certificato di matrimonio.

 

Domanda n° 3 - Confusioni della terminologia riguardante le Persone della Santa Trinità.

 

Nei suoi primi scritti, come osservato nella “Notificazione”, si riscontrano alcune confusioni della terminologia riguardante le Persone della Santa Trinità. Noi siamo certi che Lei segue l’insegnamento della Sua Chiesa. Potrebbe aiutarci a chiarificare queste espressioni? Quando si tratta di materia di fede, non sarebbe utile seguire la terminologia ufficiale dei catechismi per evitare confusioni nella mente dei lettori de La Vera Vita in Dio?

 

In relazione a questo, vorrei cercare di fare del mio meglio per spiegare il dilemma della lingua, ricordandole che non sono un teologo e quindi non so esprimermi in modo tecnico, o ricevere dall’alto la terminologia ufficiale. E’ chiaro che il Signore si è espresso in modo tale da essere da me compreso adattando il linguaggio alla mia comprensione. Egli non parla nel linguaggio della teologia scolastica né a me, né lo ha fatto allora quando era sulla terra, quando ha detto “Io e il Padre siamo una cosa sola [53]”, né lo ha fatto san Paolo quando ha scritto: “Il Signore è lo Spirito[54]”. A Bernadette di Lourdes Maria ha parlato in dialetto locale che non era buon francese. Ho appreso che persino nei libri ispirati della Scrittura vi è notevole differenza tra il greco raffinato di san Luca e il semplice linguaggio di san Marco. Santa Caterina da Siena nel suo Dialogo una volta ha spiegato: “Tu , Trinità eterna, sei Creatore e io, che sono la tua creatura, ho conosciuto, nella rigenerazione che hai fatto di me nel sangue del tuo Figlio che Tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.[55]” Chiamare Cristo Figlio della Trinità suona poco ortodosso, ma noi prendiamo questa parte del discorso per quanto è possibile con il buon senso…

 

Quindi è perfettamente normale se Cristo all’inizio usa un vocabolario del mio livello, piuttosto che un linguaggio da teologi. A volte io ho espresso parole derivanti dalla mia personale esperienza di Dio e ho espresso ciò che sentivo nei termini che mi sono venuti spontaneamente, senza molta riflessione critica su come questo potesse suonare all’orecchio degli altri, o se potesse venire male compreso. Parlare dei divini misteri per me è stato abbastanza difficile soprattutto dovendo esprimere questi divini misteri che devono essere tradotti nel linguaggio tradizionale. I teologi, al contrario, usano un vocabolario che è stato accuratamente raffinato da molti secoli di discussioni.

 

Non so esattamente a quale parte dei primi scritti la domanda si riferisca, ma posso immaginare che si riferisca al Cristo che viene chiamato “Padre”. Cristo è il Figlio del Padre. In queste parti della rivelazione gli scritti non si riferiscono ad un modo ontologico o dottrinale alla persona di Cristo. Piuttosto si tratta di un linguaggio affettuoso e paterno, lo stesso linguaggio che Gesù usava con i suoi discepoli: “Figlioli…[56]” Già Isaia descriveva il Messia come il “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre potente per sempre.[57]

 

Proprio fin dall’inizio non ho mai confuso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La presenza (l’atteggiamento) di Cristo con me era improntato da paterno affetto. Quando in un passaggio ho chiamato Gesù con il nome di “Padre”, è stato a causa del paterno modo con cui Egli mi parlava. E’ stato come in quei momenti in cui i padri spiegano e insegnano certe cose ai loro figli con pazienza e amore per la loro crescita e il loro sviluppo. Ecco un esempio delle parole di Cristo: “Cresci nello spirito, Vassula, cresci perché il tuo compito è di consegnare tutti i messaggi dati da Me e dal Padre mio. La Sapienza ti istruirà.” Io ho risposto: “Sì, Padre!” E Gesù: “Come è bello sentirti chiamarmi “Padre!” Sospiravo di sentire dalle tue labbra questa parola: “Padre”.[58]Nelle litanie del santissimo nome di Gesù, Gesù viene chiamato “Padre del mondo che verrà.” La sequenza della Messa di Pentecoste chiama lo Spirito Santo: “Padre dei poveri.”

 

Ho scelto san Symeon, un teologo e santo molto caro e importante nella mia tradizione ortodossa, per mostrarle alcuni altri elementi di similitudine. Ecco che cosa dice: “Per coloro che sono stati svezzati, Egli (il Cristo), gioca il ruolo del Padre amoroso che veglia sulla crescita e lo sviluppo dei suoi bambini”[59].

 

La critica si può riferire anche ad un altro messaggio particolare dato all’inizio quando il Signore voleva insegnarmi l’unità della Santa Trinità. Il messaggio che potrebbe essere messo in discussione era: Io sono il Padre e il Figlio. Adesso capisci? Io sono Uno, Io sono tutto in Uno.[60] Qui il Signore voleva farmi capire la perfetta e ontologica unità della Santissima Trinità; come le tre divine Persone sono indivise e quindi completamente una cosa nella natura. Come san Symeon disse nel suo Inno: “Tre in uno e uno in tre… Come avrei potuto sapere, Signore, che avevo un tale Dio, Maestro e Protettore, Padre, Fratello e Re…?[61]” Gradualmente ogni terminologia non ufficiale, si è cristallizzata con il tempo, così, se qualche cosa può apparire confusa, si chiarirà in seguito.

 

Ricordiamoci come papa Benedetto XIV molto tempo fa ha riservato una particolare attenzione ai passaggi non chiari negli scritti dei Padri della Chiesa e dei santi e ha disposto quanto segue.

 

“… Ciò che essi hanno detto deve essere preso, per quanto possibile, in senso buono… I punti oscuri nel testo devono essere chiariti in altri punti attraverso il testo più chiaro... Devi cercare il pensiero dello scrittore, non attraverso una frase particolare, ma nell’intero contesto dell’opera; al rigore deve essere unita la benevolenza; il giudizio sui punti di vista che non si condividono deve essere formulato non sulla base dei propri punti di vista, ma secondo la probabile conformità alla dottrina. (Trad. priv.).[62]

 

In uno dei primi messaggi ho raccontato come Gesù mi ha chiesto “Disegnami come è la Santa Trinità” Io l’ho descritta avendo visto una visione di luce. Allora viene una luce, poi un’altra è uscita da quella, arrivando a tre. Allora ho commentato: “Quando il Figlio è nel Padre, allora essi sono uno. La Santa Trinità è Una e la stessa cosa. Essi possono essere considerati tre, ma i tre possono essere in Uno. Risultato, un solo Dio. [63]“Ho appreso che questa dichiarazione implica una metafora che risale al Credo Niceno che dichiara che il Figlio procede dal Padre come “Luce da Luce”. Questa immagine da allora è divenuta classica nel pensiero cristiano. Per esempio il teologo Symeon scrive a questo proposito: “Colui che era all’inizio, prima di tutti i secoli, generato del Padre, e con lo Spirito, Dio e Verbo, triplice nell’unità, ma una luce nei tre.(Trad. priv.)[64]

 

A volte è Dio Padre che parla ed è ovvio ad ogni lettore che conosce le Scritture che si tratta davvero che è Lui a parlare perché usa espressioni come: “mio Figlio Gesù” ecc. Potrebbe poi capitare che in seguito, nello stesso giorno, sia il Cristo che mi parli per continuare il messaggio. Nuovamente il lettore che conosce la Scrittura comprenderà che è il Cristo perché parla delle sue ferite o della croce. Per quanto riguarda i messaggi cominciati, ad esempio dal Padre e, più tardi, continuati dal Figlio, ad essi di solito è stata aggiunta l’espressione: “più tardi”. Là dove non ho messo alcun riferimento per aiutare il lettore è perché mi è apparso tanto ovvio dal contesto chi stesse parlando, che ho ritenuto non necessario aggiungere alcuna indicazione. Dalle migliaia di lettori non ho ricevuto una sola lettera che mi chiedesse chiarimenti su questo argomento e nessuno è venuto a dirmi che era disorientato. Soltanto due sacerdoti degli Stati Uniti hanno interpretato il messaggio nella maniera più sfavorevole possibile, e hanno pubblicato il loro punto di vista più volte in alcune newsletters, però senza mai neppure incontrarmi.

 

In un passo de La Vera Vita in Dio il Cristo dice: “Io sono la Trinità.” Qui Egli si identifica con la divina natura della Trinità che è Una. Il Cristo è una delle persone della Trinità. Cristo parla come la divinità poiché è uno per natura, comunicata da ciascuna delle tre Persone.

 

In un passaggio de La Vera Vita in Dio è il Cristo che parla: “Sii benedetta, figlia mia, Io, tuo Padre santo, ti amo. Io sono la Santa Trinità”, poi ha aggiunge: “Hai saputo discernere bene!”. Quando Gesù dice: “Io sono il tuo Padre santo”, ho potuto discernere Gesù “nelle tre dimensioni[65]”, come in quelle immagini particolari di una persona che sembra essere triplicata provenendo l’uno dall’altro tutti simili e tutt’e tre la stessa cosa. “Io sono la Santa Trinità, Tutto in uno[66][67]. (Unica, indivisa, di una sola essenza, di una sola sostanza). Se si considera solamente l’iniziale affermazione relativa a Gesù, ci si potrebbe chiedere se Egli non si stia identificando con il Padre e poi con l’intera Trinità. Ma quando si legge oltre, risulta chiaro che non è così.

 

Il Cristo stava cercando di insegnarmi l’unità della Santa Trinità, come le tre Persone sono indivise e completamente una. L’unità della Trinità non deriva inizialmente dal fatto che ciascuna delle tre Persone sono indivise (come tre amici inseparabili!), ma dal fatto che ciascuna di loro possiede la stessa unica natura divina ed essi si distinguono solo dalle loro reciproche relazioni.

 

In un altro punto de La Vera Vita in Dio, il Cristo mi insegna come la Trinità si riconosce in ciascuna di loro come Una sola e la stessa sostanza: “… Non sono generoso? Non sono l’Altissimo? Allora abbiate fiducia, perché siete nelle braccia di vostro Padre, Io, la Santa Trinità sono uno e la stessa sostanza.[68]

 

Per esprimere il pensiero della tradizione della Chiesa Ortodossa, può essere utile consultare il libro di Basil Krivoscheine su San Symeon. Qui le parole sono espresse in maniera più chiara di quanto io saprei fare: “Dio è al di sopra di tutti i nomi. Egli è la Trinità; eppure l’Uno e la sua Unità non possono essere espresse.(Trad. priv.)[69]” E da San Symeon stesso:

 

“Per quanto con molteplici nomi noi ti chiamiamo, Tu sei un solo essere… Questo essere una natura in tre ipostasi, una sola divinità, un Dio in una sola Trinità, non tre essenze. Eppure l’Uno è tre secondo le ipostasi. Essi sono connaturali, l’uno all’altro secondo la natura, interamente dello stesso potere, della stessa essenza, unite senza confusione un modo che supera la nostra comprensione. A loro volta essi sono distinti, separati senza separazione, tre in uno e uno in tre. (Trad. priv.)[70]

 

E in un altro passo de La Vera Vita in Dio, il Cristo insiste sulla loro divina Unità: “Io sono Colui-Che-Salva, sono il vostro Redentore, sono la Santa Trinità tutta in Uno, sono lo Spirito di grazia…[71]

 

Qui Gesù mi diceva che Egli è nel Padre con lo Spirito, come il Padre e Lui sono nello Spirito. Egli, il Figlio, è e rimane co-eterno nel Padre con lo Spirito Santo. Ricordiamo le Parole di Cristo: Dio è Spirito: “I veri adoratori adorano il Padre in spirito e verità.[72]” Di vitale importanza sono anche le parole di San Paolo: “Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è la libertà.[73]

 

Non si troverà mai il Padre separato dal Figlio o dallo Spirito, né il Figlio separato dal Padre e dallo Spirito, né lo Spirito escluso dall’unione con Colui dal quale procede. A questo è dovuta l’espressione: “Io sono la Santa Trinità tutta in uno” e altre espressioni simili. Allo stesso modo in un altro passo de La Vera Vita in Dio, io specifico: “…il Figlio è nel Padre. Essi sono una sola cosa, la Santa Trinità è una e la stessa cosa: tre persone, ma un solo Dio, uno e tre.[74]

 

Vorrei spiegare particolarmente queste due espressioni che si incontrano spesso negli scritti de La Vera Vita in Dio E’ Cristo che parla: diventiate uno come la Santa Trinità è una e la stessa cosa.[75]” O l’altra espressione: “Pregate affinché il mio gregge sia uno solo, come il Padre e Io siamo uno e la stessa cosa.[76]

 

Qui c’è da fare un’osservazione molto importante: quando il Cristo dice “the same”, se si traducono queste parole in francese o in italiano: “le meme” o “lo stesso”, il significato risulta differente, e vorrei puntualizzare che se c’è stata un’inesattezza nelle traduzioni, io non posso esserne ritenuta responsabile. In inglese (che è la lingua originale degli scritti), “the same” non significa la stessa persona, ma significa “uguale” nel senso della “unità di essenza”, “di sostanza”.

 

Vi sono poi punti in cui a sua volta la Santa Trinità parla ad una sola voce. Ma anche così è tutto chiaro. Per esempio ecco un passo: “Le tue grida disperate, hanno trafitto i cieli, hanno raggiunto le orecchie della Santissima Trinità… Figlia mia!” La voce del Padre, piena di gioia risuona in tutto il cielo. Allora il Figlio aggiunge: “Ah… Ora Io la farò penetrare nelle mie piaghe e le permetterò di mangiare il mio Corpo e di bere il mio Sangue. La sposerò e sarà mia per tutta l’eternità. Le mostrerò l’amore che ho per lei e d’ora in poi le sue labbra avranno sete di Me e il suo cuore sarà il riposo per la mia testa” Immediatamente dopo lo Spirito Santo dice: “E Io, lo Spirito Santo, discenderò su di lei per rivelarle la verità e le nostre profondità. Per mezzo di lei ricorderò al mondo che il più grande di tutti i doni è l’amore.” E poi la Santa Trinità esclama ad una voce: “Allora celebriamo! Che tutto il cielo celebri.”[77]

 

Il mistero della Santissima Trinità, la sua unità, combinata con i tratti distintivi di ciascuna delle tre Persone e le relazioni tra di loro, è uno dei più grandi misteri della fede cristiana. Tuttavia il fatto che la Trinità sia un tale infinito mistero non deve farci rinunciare a lodare le sue meraviglie e farci rinunciare a parlare di lei, benché il linguaggio umano non sia mai capace di esprimere la bellezza e l’immensità di Colui che è Uno, ma Trino. Perché il mistero della Santissima Trinità è così centrale per la nostra fede che ci sovrasta e spande luce su tutti gli altri misteri della fede. Questo è stato messo in evidenza molto chiaramente nel Catechismo della Chiesa Cattolica:

 

“Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. E’ il mistero di Dio in se stesso. E’ quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. E’ l’insegnamento più fondamentale ed essenziale nella “gerarchia delle verità” di fede.[78] “Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi di Dio vero e unico: Padre , Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato.[79][80].

 

 

 Domanda n° 4 - Protologia ed Escatologia.

 

 

Vi sono pure alcune difficoltà riguardo la protologia e l’escatologia. In che senso un’anima ha avuto una “visione di Dio” prima di esser infusa nel corpo? E come vede Lei la Nuova Pentecoste nella storia della salvezza in relazione alla parusia e alla risurrezione dei morti?

 

 Protologia: Io non credo in alcuna forma di reincarnazione. Al contrario i miei scritti parlano contro la reincarnazione e la New Age: “Queste dottrine di Satana vi insegnano a credere nella reincarnazione, mentre non c’è alcuna reincarnazione. Esse conservano l’apparenza esteriore della religione, ma hanno respinto la potenza interiore: lo Spirito Santo e la santa Comunione.[81]

 

Il passo al quale lei si riferisce potrebbe essere il seguente:

 

“... allora in mezzo a questa luce scintillante, la tua anima vedrà quello che hai già visto in una frazione di secondo nell’esatto momento della tua creazione... Essi vedranno Colui che per primo vi ha tenuto nelle sue mani, gli occhi che per primi vi hanno visto. Essi vedranno le mani di Colui che vi ha formato e benedetto… Essi vedranno il Padre più tenero, il vostro Creatore.[82]

 

Il passo di cui sopra è espresso in lingua poetica e mistica. Ciò che qui viene detto non implica affatto la pre-esitenza dell’anima. Parla piuttosto di come Dio benedice e ama ogni anima proprio dall’istante della sua creazione. Io credo che noi veniamo creati ad immagine di Dio e abbiamo il suo impronta nella profondità della nostra anima per la qual cosa gli uomini hanno una naturale nostalgia del loro Creatore che solo può soddisfarli, come dice sant’Agostino: “Ci hai creato per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te.[83]” La cosa importante che vorrei dire a proposito di questa frase è che noi portiamo l’immagine di Dio nella profondità del nostro essere fin dal momento del nostro concepimento.

 

Escatologia:

 

E’ stato detto che io sostenga un forma sbagliata di millenarismo, volendo stabilire un nuovo ordine di, “Nuovi Cieli e Nuova Terra” materiali prima della seconda venuta del Cristo. Questo è falso e non si può trovare in alcun punto dei messaggi. Io sono ben cosciente che la Chiesa Cattolica ha condannato un tale tipo di millenarismo, come risulta dal Catechismo della Chiesa Cattolica:

 

“Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento che al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del Regno futuro sotto il nome di “millenarismo”, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato <intrinsecamente perverso>”[84].

 

Negli scritti de La Vera Vita in Dio vi sono molti punti con termini come: “Nuovi Cieli e Nuova Terra”, come pure una seconda “Pentecoste”, o a volte con il termine “Nuova Pentecoste”, ma essi debbono esser intesi metaforicamente. La realizzazione di queste parole non si ha da trovare nella rottura con la nostra storia prima della Seconda Venuta che stabilisca una seconda economia della storia. Queste parole esprimono la suprema speranza che Cristo ci rinnoverà dall’interno con il potere dello Spirito Santo. E’ un risveglio della fede e un rinnovamento della Chiesa che noi desideriamo tanto ardentemente. E il frutto che noi attendiamo da questo rinnovamento è la cessazione degli scismi nel Corpo di Cristo. Già papa Giovanni XXIII aveva previsto questo rinnovamento quando pregò per una Seconda Pentecoste: “O Santo Spirito… nei nostri giorni rinnova i tuoi miracoli come di una Seconda Pentecoste.” E anche il presente papa Giovanni Paolo II ha usato questo termine in molte occasioni, come in una lettera scritta l’8 settembre 2001 al reverendissimo Padre Joseph Chalmers, priore generale dei Fratelli della Benedetta Vergine Maria del monte Carmelo: “… invoco su di lei un’abbondanza di grazia divina. Proprio come una Seconda Pentecoste, possa lo Spirito Santo discendere su di lei e illuminarla, in modo che possa scoprire la volontà del vostro misericordioso Padre celeste. In questo modo lei saprà parlare agli uomini e alle donne in una forma a loro familiare ed efficiente.[85]

 

Similmente i miei scritti parlano in lingua metaforica del rinnovamento della fede, in modo che il Signore possa erigere il suo Trono e costruire il suo Regno nelle nostre anime: “Venite e imparate: i Nuovi Cieli e la Nuova Terra ci saranno quando Io stabilirò il mio Trono in voi perché a chiunque ha sete Io darò gratuitamente l’acqua dal pozzo della Vita.[86]

 

Io penso che il rinnovamento promessoci è già cominciato ed è solo attraverso la grazia che la Misericordia di Dio è su di noi per riversare il suo Spirito su tutta l’umanità come mai prima nella storia e la sua crescita continuerà perché ai nostri giorni la grazia risplende su di noi come i raggi del sole per guarirci.

 

Il Signore mi ha favorita mostrandomi lo stato della fede dei cristiani ai giorni nostri. Era deplorevole e questo è il minimo che si possa dire. Molti dei messaggi sono pieni di dolore nel descrivere l’apostasia in cui il mondo cristiano è caduto. Ma il Signore ci dà speranza facendoci partecipi del rinnovamento che ci sarà (e che già c’è), un rinnovamento, una trasfigurazione, una rinascita sotto l’azione dello Spirito Santo. Per grazia verrà data la sete di Dio attraverso lo Spirito Santo. Ecco alcuni estratti: “… il mio Spirito Santo vi solleverà dalla vostra grande apostasia per sposarvi. La miseria della vostra era si allontanerà da voi, perché con le mie stesse mani toglierò il sudario di morte per rivestirvi con gli abiti delle vostre nozze.[87]” “Farò nuova l’intera creazione[88]”. “Vi rinnoverò tutti per mezzo dello Spirito Santo.[89]

 

I miei scritti non dicono quando questo accadrà e fino a che punto il Signore potrà costruire il suo regno come noi speriamo e preghiamo quando recitiamo la preghiera del Signore: “Venga il tuo Regno.” Io penso che sia già cominciato in noi e la sua crescita sempre avrà bisogno della nostra collaborazione e della nostra buona volontà. Penso che un rinnovamento è già cominciato, ma viene lentamente come l’alta marea e nessuno può fermarla.

 

La Nuova Pentecoste o Seconda Pentecoste è la speranza del nostro rinnovamento. E’ una effusione dello Spirito Santo che rinnoverà la creazione. Ne La Vera Vita in Dio è paragonata al passo dell’Apocalisse. Ecco il passaggio:

 

“Venite e imparate: i Nuovi Cieli e la Nuova Terra ci saranno quando Io stabilirò il mio Trono in voi perché a chiunque ha sete Io darò gratuitamente l’acqua del pozzo di Vita. Permettete allora al mio Santo Spirito di attirarvi nel mio Regno e nella Vita Eterna. Che il male non acquisti più potere su di voi per farvi morire… Permettete al mio Santo Spirito di coltivare il vostro suolo e di fare in voi un Eden terrestre. Che il mio Santo Spirito faccia in voi una Nuova Terra per fare prosperare il vostro suolo perché la vostra prima terra, che era proprietà del demonio, si consumi. Allora, di nuovo, la mia Gloria splenderà in voi e tutti i semi divini, seminati in voi dal mio Santo Spirito, germoglieranno e cresceranno nella mia Luce divina. Allora permettete al mio Santo Spirito di trasformare la vostra anima in un altro Paradiso, una Terra Nuova, dove Noi[90] faremo nostra Dimora in voi…[91]

 

- Ho chiesto al Signore: che cosa saranno i Nuovi Cieli, Signore?

 

“I Nuovi Cieli? Anche essi saranno in voi, quando il mio Santo Spirito vi guiderà nella santità. Il mio Santo Spirito, consorte del mio Trono, risplenderà nelle vostre tenebre, come uno splendido sole nel cielo, perché la Parola vi sarà data per esprimere i pensieri e i discorsi, come Io voglio che voi pensiate e che parliate. Tutto sarà espresso in accordo con la mia Immagine e con il mio Pensiero. Tutto ciò che voi farete sarà a nostra somiglianza, perché lo Spirito di vostro Padre, parlerà in voi. E il vostro nuovo Universo camminerà con il mio Santo Spirito per conquistare per la mia Gloria il resto delle stelle[92], così come quelli che non avevano osservato la mia Legge ed erano completamente dispersi, come un’ombra che passa nelle tenebre, poiché non avevano mai conosciuto la speranza e la santità che Io riservavo per il vostro tempo. I Nuovi Cieli, altare, saranno quando il mio Santo Spirito sarà riversato dall’alto su tutti voi, dal più alto dei cieli. Sì, Io invierò il mio Spirito in voi per fare un cielo della vostra anima, affinché in questo Nuovo Cielo, Io sia tre volte glorificato. E come le vie di coloro che avranno ricevuto il mio Santo Spirito saranno state rettificate, così ugualmente le loro tenebre e la loro oscurità saranno illuminate e trasformate in stelle fulgenti, illuminando le loro tenebre per sempre e in eterno. Presto questa terra e questo cielo spariranno perché la raggiante gloria del mio Trono splenderà su tutti voi.[93]

 

Come si può vedere, tutto questo è un linguaggio simbolico per immagini, come pure poetico per descrivere il rinnovamento, o la nuova Pentecoste. Ho spiegato alle persone che non debbono mai attendere da Dio eventi sensazionali perché Dio invece opera in maniera discreta, anche se il suo linguaggio può essere espressivo e potente. Molti eventi, come la nuova Pentecoste, non debbono essere attesi come fiamme visibili sopra le nostre teste, o qualcosa di simile. Quando Dio compie le sue opere, le fa in un modo tanto dolce e discreto che i molti che aspettano eventi sensazionali, subito, neppure se ne accorgono.

 

Domanda n° 5 - Movimento de La Vera Vita in Dio.

 

Quale è la reale identità del movimento de La Vera Vita in Dio e che cosa richiede ai suoi seguaci? Come è strutturato?

 

La Vera Vita in Dio non è un movimento, ma una chiamata apostolica.

 

La Vera Vita in Dio non è un movimento, né tanto meno ha una sede. Essa è semplicemente un appello alla riconciliazione e all’unità rivolto ad ogni persona, non importa chi sia. La chiamata non è diretta soltanto ai cristiani, ma ha attirato anche i non cristiani perché diventino cristiani. Dopo aver letto le parole ispirate de La Vera Vita in Dio, molti ebrei, musulmani, buddisti e indù sono stati battezzati, benché la sua spiritualità sia una spiritualità contemplativa Trinitaria e totalmente permeata nel Cristianesimo. Cristo ha pregato il Padre per questo e ha detto: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in Me.[94]Così, attraverso la sua grazia, Dio sta aprendo molte porte. Per esempio, proprio dall’inizio mi è stato detto che quest’opera apostolica porterà i suoi frutti.

 

 “Dio ti darà la sua pace e la sua forza, quando il tempo sarà giunto per mostrare i messaggi, Dio vorrà da te che tu dia questi messaggi a tutti.[95]” “Non devi avere paura. Tu stai per lavorare per Gesù Cristo. Tu aiuterai gli altri a crescere spiritualmente…[96]” “Quando sarai ricolma del mio Spirito Santo, sarai capace di guidare gli altri a Me e vi moltiplicherete.[97]” “Chiamando te in questo modo, intendo condurre a Me anche altri, tutti coloro che mi hanno abbandonato e non mi ascoltano. Per queste ragioni questo appello è in forma scritta… [98]

 

Anche i monaci buddisti di Hiroshima hanno conosciuto i messaggi e mi hanno invitato a parlare nel loro tempio. C’era anche il vescovo cattolico. Era il giorno della memoria della bomba atomica. A loro è stato presentato un messaggio totalmente cristiano, poi ho offerto loro un grande Rosario da appendere alla parete del tempio per la loro meditazione e una statua di nostra Signora di Fatima che essi hanno collocato nel cortile.

 

Alcuni ebrei che hanno letto i messaggi de La Vera Vita in Dio, hanno chiesto il battesimo e uno di loro ha anche tradotto il primo volume de La Vera Vita in Dio in ebraico che è adesso in corso di pubblicazione. Tutti loro vivono in Israele.

 

Recentemente in Bangladesh hanno voluto che io parlassi alle persone di Dhaka in aperta campagna. Hanno invitato un Iman della Moschea che ha accettato il loro invito ad aprire il meeting con una preghiera e molti musulmani erano presenti, come pure rappresentanti degli Indù e dei Buddisti e sacerdoti cattolici. Il messaggio di nuovo era totalmente cristiano ed era stato tratto dalle scritture ispirate de La Vera Vita in Dio. Il messaggio centrale e più importante che ho comunicato è stato rivelare Dio come Amore, fare la pace con Dio e il prossimo, riconciliarsi e rispettarsi gli uni gli altri. Dopo la riunione tuttavia, due musulmani mi hanno chiesto di diventare cristiani ed essere battezzati. “Io voglio che tutte le nazioni sentano le mie parole. Ti istruirò e ti indicherò la via da seguire.[99]

 

Insegnamenti contemplativi.

 

Gli scritti ispirati insegnano ai lettori a conoscere Dio e comprenderlo. Molte persone credono in Dio, ma non lo conoscono, quindi i messaggi ci incoraggiano ad avere una intima relazione con Dio, che ci conduce ad una vita di unione con lui. Uniti così in Cristo attraverso lo Spirito Santo, i fedeli sono chiamati ad una sola e la stessa vita: la vita di Cristo.

 

La Scrittura dice: “Non si vanti il saggio della sua saggezza e non si vanti il forte della sua forza, non si vanti il ricco delle sue ricchezze. Ma chi vuole gloriarsi si vanti di questo, di avere senno e di conoscere Me.[100]

 

Formazione dei gruppi di preghiera.

 

Gli scritti de La Vera Vita in Dio ci insegnano a praticare la semplice preghiera del cuore e di cambiare la nostra vita in una incessante preghiera, che è vivere continuamente in Dio e con Dio in noi. Ma c’è anche una forte chiamata a formare gruppi di preghiera ovunque nel mondo. Poiché le persone in più di sessanta paesi hanno organizzato riunioni in cui ho testimoniato, in tutti questi paesi adesso si sono formati gruppi di preghiera. Ve ne sono molti in ogni paese. Per esempio in Francia ci sono 48 gruppi ecumenici di preghiera ispirati alla spiritualità de La Vera Vita in Dio. In Brasile, che è il più grande paese, ci sono più di 300 gruppi ecumenici di preghiera. Ogni gruppo, sia che sia composto da cattolici, ortodossi, o luterani, o anglicani, o battisti, comincia l’incontro con il S. Rosario recitato assieme.

 

“Come Mi struggo per quel giorno! Il giorno in cui Io ti invierò a tutta l’umanità come mio dono. Anch’essi impareranno ad amarmi e Mi comprenderanno di più. La Sapienza dividerà le sue ricchezze con tutta l’umanità.[101]

 

Sprone alla fedeltà agli insegnamenti della Chiesa.

 

Nel leggere gli scritti si apprende come rimanere fedeli alla Chiesa. Io dico alle persone: “Anche se ti cacciassero fuori dalla Chiesa, rientra dalla finestra, ma non lasciare mai la Chiesa.” Gli scritti ci insegnano a visitare il Santo Sacramento e a stare con Gesù in adorazione. Essi ci insegnano a praticare i Sacramenti della Chiesa e a mantenersi nella Tradizione, per imparare il rinnegamento di se stessi, la penitenza, il digiuno, e la pratica dei Sacramenti, particolarmente della Confessione. Ci spingono ad essere desiderosi di partecipare alla Santa Messa, possibilmente ogni giorno, e ci spiegano l’importanza dell’Eucaristia.

 

“Attraverso questa comunione, Io santifico tutti coloro che Mi ricevono, deificandoli perché diventino carne della mia Carne, ossa delle mie Ossa. Essendo partecipi con Me, con Me che sono divino, voi e Io diveniamo un solo corpo spiritualmente unito. Noi diventiamo parenti, perché Io posso trasformarvi in dei per partecipazione. Attraverso la mia Divinità, Io deifico gli uomini…[102]

 

Attività: case di accoglienza tenute dai lettori.

 

Nel 1997, dopo che per grazia avevo avuto la visione della nostra Santa Madre, mentre ero all’esterno, sulla piazza della Natività a Betlemme, la ho sentita dire che il cibo spirituale non è sufficiente, ma si deve pensare ai poveri e anche a nutrirli. Quindi immediatamente, quando ho riferito questo ai nostri gruppi di preghiera, molti si sono offerti volontariamente ad aiutarmi ad aprire case di accoglienza per nutrire i poveri. Queste case si chiamano “Beth Myriams”. Ce ne è una in Bangladeh, quattro in Venezuela, tre in Brasile, due nelle Filippine, una per gli orfani in Kenya e presto una sarà aperta in Porto Rico, una in India, una in Romania e un orfanotrofio in Ucraina. Allego alcune informazioni su questo argomento. Tutta l’opera è svolta da volontari. Le “Beth Myriams” sono sostenute solo da donazioni. Sono tutte iniziative locali, in case locali, senza alcuna struttura che le colleghi. Esse sono auto-sufficienti e le stesse persone (i gruppi di preghiera) sono coloro che li gestiscono e si prendono l’incombenza non soltanto di servire essi stessi i pasti ai poveri, ma anche assicurano loro assistenza sanitaria, e forniscono vestiario e fanno opera di educazione per i bambini. Vivono in costante spirito di preghiera e hanno sempre uno spirito ecumenico.

 

“Stabilisci i nostri Beth Myriams dovunque puoi. Solleva l’oppresso e aiuta l’orfano. Proteggimi, salvami dalla strada, riparami e nutrimi, solleva il mio carico  e il mio lavoro faticoso; sostienimi e incoraggiami, tutto ciò che fai al più picciolo dei miei fratelli, lo fai a me… Benedico i sostenitori della mia vita, possano rimanere virtuosi e fortemente amanti. Io sono con voi…[103]

 

Chiamata all’evangelizzazione.

 

Alcuni tra i lettori che sono stati toccati dalla lettura de La Vera Vita in Dio, pensano che possono portare testimonianza nel mondo per contribuire alla diffusione della Buona Novella. Essendo diventati docili strumenti dello Spirito Santo, che dà loro la grazia della parola e del senso della fede, essi sono ora capaci di andare a testimoniare per il mondo, invitando le persone ad una vita di preghiera e insegnando loro a formare gruppi di preghiera. Lo scopo è quello di portare loro a cambiare la vita e vivere la loro vita in una incessante preghiera. Alcune persone del gruppo di preghiera in Dhaka sono andate in giro per i villaggi (abitati da musulmani), e hanno loro letto i messaggi. Molti credono e vogliono diventare cristiani.

 

“Voglio trasformare ciascuno in una torcia vivente della Fornace dell’Amore. Onorami ora ed evangelizza con amore per l’amore.[104]

 

Devozione alla Vergine Maria.

 

La Vera Vita in Dio ci porta a diventare figli della Madre di Dio poiché il suo Cuore Immacolato non è mai separato dal Sacro Cuore di Gesù, ma in perfetta unione con il suo. La nostra Madre è il nostro sostegno e noi lo sappiamo. Tutti coloro che frequentano i gruppi di preghiera, sia che siano protestanti, calvinisti o altro; tutti imparano ad onorare nostra Signora, i nostri santi e a pregarli.

 

“Non hai notato come il mio Cuore si scioglie e favorisce sempre il suo Cuore? A questo Cuore che ha portato il vostro Re, forse può essere rifiutata qualunque cosa Mi chieda? Tutti voi fedeli, benedite il suo Cuore, perché benedicendo il suo Cuore, è Me che benedite. [105]

 

Associazioni de La Vera Vita in Dio.

 

In alcuni paesi vi sono associazioni de La Vera Vita in Dio ed è solo per ragioni a carattere legale in relazione al lavoro di evangelizzazione e della pubblicazione dei libri. Se abbiamo fondato associazioni in alcuni paesi è solo per obbedire alle leggi locali. Per fare un esempio per aprire una cassetta all’ufficio postale in relazione al nome de La Vera Vita in Dio, ma non abbiamo mai pensato di formare un movimento. I libri sono stati tradotti in 38 lingue e non ho ricevuto diritti d’autore da alcun editore, eccetto dalle pubblicazioni du Parvis, perché l’editore dice di esservi obbligato. Questo denaro viene devoluto per opere di carità, per coprire la spesa per l’acquisto di libri e per spese di viaggio per testimoniare nei paesi del terzo mondo che non possiedono mezzi.

 

Altre attività.

 

Ogni due anni volontari dei gruppi di preghiera mi aiutano ad organizzare un simposio internazionale sull’ecumenismo che è al tempo stesso per noi un pellegrinaggio. Fino ad oggi ne sono stati fatti quattro. Il più grande è stato nell’anno 2000 nella Terra Santa, quando vi era anche il Santo Padre. Ad esso parteciparono 450 persone venute da 58 diversi paesi. Erano presenti con noi 75 sacerdoti di 12 differenti Chiese. Quest’anno ci stiamo organizzando per andare in Egitto.

 

In conclusione, amo la Casa del Signore e soprattutto amo Dio. Sono in debito con Lui per le grazie che mi ha dato. Una volta Egli mi ha detto: “Ti ho dato gratuitamente, quindi anche tu dà gratuitamente.” Quindi questo è ciò che io sto cercando di fare; trasmetto queste parole gratuitamente a chiunque voglia ascoltarmi.

 

 

La ringrazio nuovamente per avermi consentito di far luce sulle questioni riguardanti i miei scritti e alle mie attività. Sul web-sito www.tlig.org troverà più informazioni. Gentilmente Le chiedo di porgere i miei ossequi a Sua Eminenza il cardinale Joseph Ratzinger, sua Eccellenza mons. Tarcisio Bertone e mons. Gianfranco Girotti, come pure alle loro Eccellenze della Consulta della Congregazione per la Dottrina della Fede, ringraziandoli nuovamente per questa occasione di spiegare il mio lavoro. Spero di averlo fatto nella maniera desiderata. Sono disponibile a rispondere oralmente o per iscritto ad ogni altra domanda che volesse farmi. Sono pure disponibile ad accettare tutti i suggerimenti che volesse darmi per chiarire certe espressioni contenute nei libri de La Vera Vita in Dio. Se necessario posso aggiungere tali chiarimenti nelle nuove edizioni dei miei libri.

 

 

Con l’occasione, La prego di gradire i miei sentiti ossequi e i più cordiali auguri e saluti.

 

 

Sinceramente nel Signore,

 

Vassula Ryden.

 


[1] 1 Gv 4, 1.

[2] In lingua italiana il testo de La Vera Vita in Dio è apparso in undici volumi. (ndt) 

[3] Daniele, il mio Angelo. 7 agosto 1986.

[4] Cf. Gv 14, 26. (ndt)

[5] La Vera Vita in Dio. 20 dicembre 1988.

[6] Ho compreso anche “comprensione”.

[7] La Santa Bibbia.

[8] La Vera Vita in Dio. 30 luglio 1999.

[9] Lumen Gentium, 35.

[10] Cf.: At 2, 17–18 e Ap 19, 10.

[11] Ef 4, 7. (ndt)

[12] Dei Verbum, 4.

[13] Cf. Lc 2, 19 e 2, 51.

[14] Dei Verbum, 8.

[15]Cfr. Gv 16, 13.(ndt)

[16] Mensile: 30 Giorni. N° 1,  gennaio 1999, pagg. 85-86.  (ndt)

[17] Fr. Marie-Eugène, O.C.D. Je veux voir Dieu, éditions du Carmel, 84210 Venasque, 1988. p. 741 (ndt).

[18] Mensile: 30 Giorni. N° 1, gennaio 1999, pag. 93.

[19] Benché nel 1° libro della dottrina della Chiesa ortodossa, pubblicato nel 1997 da Mr. Trembelas, a pag. 79 si legga: “Le rivelazioni sono definite come atti fatti da Dio attraverso i quali egli rende noto a sue creature equilibrate i misteri della sua esistenza, sua natura e sua volontà, secondo le loro limitate capacità intellettuali…” (Trad. priv.)

[20] Cioè pentimento. (ndt)

[21] Gv 17, 21.

[22] Cf. La Vera Vita in Dio. 26 ottobre 1989. (ndt)

[23] La Vera Vita in Dio. 22 ottobre 1990.

[24] La Vera Vita in Dio. 23 settembre 1991.

[25] La Vera Vita in Dio. 23 settembre 1991. Lo stesso concetto viene reiterato nei messaggi datati: 5 giugno 1992, il 25 settembre 1997, il 22 giugno 1998 ecc.)

[26] La Vera Vita in Dio. 19 marzo 1988.

[27] Cf. Gv 21, 15-17.

[28] La Vera Vita in Dio. 16 maggio 1988.

[29] La Vera Vita in Dio. 10 gennaio 1990. Sullo stesso argomento, vedi anche i messaggi datati: 1 giugno 1989, 2 marzo 1990, 10 ottobre 1990, 19 marzo 1991, 20 aprile 1993, 20 dicembre 1993, 14 aprile 1996, 22 ottobre 1996, 20 dicembre 1996 ecc.

[30] Cf. Nota 148 dell’Enciclica: Ut unum sint. 

[31] Cf. Nota 149 dell’Enciclica: Ut unum sint.

[32] Enciclica Ut unum sint. 89.

[33] Enciclica Ut unum sint. 61. Cf. Lett. Ap. Orientale Lumen (2 maggio 1995) 24: L’Osservatore Romano 2-3 maggio 1995. P. 5.

[34] Nello stesso momento, io ho anche capito: “Quanto noi dovremo soffrire prima di quel momento?” Il “noi” indica Gesù e il Papa Giovanni Paolo II.

[35] La Vera Vita in Dio. 27 novembre 1996.

[36] La Vera Vita in Dio. 15 giugno 1995.

[37] Ho compreso che Cristo si riferiva a tutti i suoi messaggi di unità in cui ci chiama tutti per l’unificazione della data della Pasqua. Questo solo sembra soddisfare la sua sete di unità. Cristo ha promesso che se noi unifichiamo le data della Pasqua, Egli farà il resto.

[38] La Vera Vita in Dio. 24 ottobre 1994.

[39] Gc 3, 18.

[40] Cristo è risorto.

[41] Ef 2, 14-15.

[42] Catechismo della Chiesa Cattolica. 1398.

[43] La Vera Vita in Dio. 10 gennaio 1900.

[44] Gv 17, 21.

[45] Catechismo della Chiesa Cattolica. 1399.

[46] Concilio Vaticano II, Decreto Orientalium Ecclesiarum, par. 27.

[47] Codice di Diritto Canonico. Can. 844.3.

[48] Concilio Vaticano II, Decreto Orientalium Ecclesiarum, par. 26.

[49] Enciclica Ut unum sint. 58.

[50] La Vera Vita in Dio. 22 dicembre 1987.

[51] Nome simbolico che indica il Cristo.

[52] La Vera Vita in Dio. 16 ottobre 2000.

[53] Gv 10, 30.

[54] II Co 3, 17.

[55] Santa Caterina da Siena: Dialogo della Divina Provvidenza. N° 167.

[56] Gv 13, 33.

[57] Is 9, 5.

[58] La Vera Vita in Dio. 16 febbraio 1987.

[59] San Symeon: Theological Ethical Orations .4.269.270.

[60] La Vera Vita in Dio. 2 marzo 1987.

[61] San Symeon: Hymn 45. 7-21. (Nell’originale: Three in one and one in three… How could I have known , Lord, that I had such a God, Master and Protector, Father, Brother and King…? - ndt)

[62] Papa Benedetto XIV. Costituzione dell’introduzione dell’Indice.

[63] La Vera Vita in Dio. 24 novembre 1987. (Nell’originale: When the Son is in the Father, then they are one. The holy Trinity is One and the same. They can be 3, but alla 3 can be one . Result, One God.) (ndt)

[64] Hymn 12, 14-18.

[65] Nell’originale: triple. (ndt)

[66] Nell’originale: I am the Holy Trinity all in one (ndt)

[67] La Vera Vita in Dio. 11 aprile 1988.

[68] La Vera Vita in Dio. 25 luglio 1989. 

[69] Basil Krivoscheine: San Symeon. (Nell’originale: God is beyond names. He is Trinity, yet the One and its Unity cannot be expressed). (ndt)

[70] San Symeon: Hymn. 45.7 - 21. (Nell’originale inglese: Whatever multivarious names we can call You, You are one being… This one being is a nature in three hypostases, one Godhead, one God in a single Trinity, not threee beings. And yet the One is tree according to hypostases. They are connatural, the one to the other according to nature, entirely of the same power, the same essence, united without conbfusion in a manner tha surpasses uor understanding. In turn, they are distinct, separated without separation, three in one and one in three.- ndt)

[71] La Vera Vita in Dio. 28 luglio 1989. (Nell’originale: I-Am-He-Who-Saves. I am your Redeemer, I Am the Holy Trinity all in One, I Am the Spirit of Grece…- ndt)

[72] Gv 4, 24.

[73] 2 Cor 3, 17.

[74] La Vera Vita in Dio. 24 novembre 1987. ( Nell’originale: The Son is in the Father. They are only one. The Holy Trinity is one and the same: three Persons but a single God: one and three.- ndt)

[75] La Vera Vita in Dio. 10 ottobre 1989. (Nell’originale: …be one as the Holy Trinity is One and the same.- ndt)

[76] La Vera Vita in Dio. 29 marzo 1989. (Nell’originale: Pray that my Fold be one, as I and the Father are One and the same - ndt).

[77] La Vera Vita in Dio. 22 dicembre 1990.

[78] Congregazione per il clero. Direttorio catechistico generale, 43.

[79] Congregazione per il clero. Direttorio catechistico generale, 47.

[80] Catechismo della Chiesa Cattolica. 234.

[81] La Vera Vita in Dio. 19 aprile 1992.

[82] La Vera Vita in Dio. 15 settembre 1991.

[83] Sant’Agostino.

[84] Catechismo della Chiesa Cattolica. 676.

[85] Cf. At 2, 1-13.

[86] La Vera Vita in Dio. 3 aprile 1995 e cf. Ap 21,. 6.

[87] La Vera Vita in Dio. 20 ottobre 1990.

[88] Cf Ap 21, 5.

[89] La Vera Vita in Dio. 27 giugno 1991.

[90]La Santissima Trinità.

[91] Cf. Ap 21.

[92]Simbolicamente: le genti.

[93] La Vera Vita in Dio. 3 aprile 1995.

[94] Gv 17, 20.

[95] Daniele, il mio Angelo. 6 agosto 1986. Parla l’angelo. 

[96] Daniele, il mio Angelo. 7 agosto 1986. Parla l’angelo.

[97] Daniele, il mio Angelo. 5 settembre 1986.  Parla Gesù.

[98] Daniele, il mio Angelo. 18 novembre 1986. Parla il Padre.

[99] Daniele, il mio Angelo. 10 gennaio 1987.  Parla Gesù.

[100] Ger 9, 22-23.

[101] Daniele, il mio Angelo. 25 gennaio 1987.  Parla Gesù.

[102] La Vera Vita in Dio. 16 ottobre 2000.

[103] La Vera Vita in Dio. 22 aprile 2002.

[104] La Vera Vita in Dio. 27 gennaio 1989.

[105] La Vera Vita in Dio. 25 marzo 1996.


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